La capacità di Non RE-agire

la capacità di non reagire

Una delle skills indispensabili per crescere e migliorarsi, specie se si desidera ottenere un reale miglioramento, tangibile, dimostrabile, nella propria vita, è quella di imparare a non reagire, a favore dell’agire consapevole.

Ora ti spiego cosa significa, mi raccomando, leggi attentamente questo articolo perché può cambiare fattualmente il mood della tua intera esistenza, passando da persona che non ha la più pallida idea del perché certi eventi accadano nella sua vita, arrivando a essere un umano evoluto che conosce la sua interiorità e riesce a essere padrone della sua vita.

DIFFERENZA TRA AGIRE E REAGIRE

L’Azione, ovvero quando una persona agisce, presuppone una consapevolezza di sé e della situazione e una volontà reale di compiere quella certa azione.

La Reazione, invece, è quell’evento che nasce da un moto inconscio reattivo, che si manifesta in modo compulsivo o meccanico, che viene compiuto senza che l’attore ne conosca le cause profonde alla base.

Un esempio estremo potrebbe essere il seguente:

REAZIONE – Alle poste una persona ti passa davanti. In un secondo ti sale una rabbia incredibile e aggredisci verbalmente quello che ti ha scavalcato, dicendogli che deve rispettare la fila, che è un cretino, primitivo, e che se non si mette dietro di te non la passa liscia! (Ok magari non avresti realmente il coraggio di farlo, ma vorresti, no? Non lo fai solo per paura delle conseguenze legali, probabilmente, o per evitare di prendere mazzate!)

In questo caso l’emozione di rabbia e la reazione conseguente non erano sotto il tuo controllo, né tantomeno sapevi per quale ragione ti fosse salito tutto quel nervosismo. Tu penserai “Beh è normale, uno mi passa davanti e mi incazzo, no?”

No. Non è normale e fra poco capirai come mai.

AZIONE – Sei sempre alle poste, il tizio ti passa davanti e ti sale rabbia e l’impulso di aggredirlo. Siccome sei una persona che fa un percorso di crescita personale e conosci i meccanismi reattivi generati dall’inconscio e dalla mente, anziché aggredire quella persona (la quale magari semplicemente non ti aveva visto per distrazione o ti aveva scavalcato per fretta o per ignoranza), ti fermi e analizzi ciò che sta accadendo dentro di te.

Perché provo rabbia?
Ah ok, provo rabbia perché questa persona, fungendo da trigger, ha toccato uno dei miei dolori ancestrali, ovvero il senso di non valere, di non essere considerato, di essere scavalcato. Siccome sono consapevole che questo dolore della mancanza di considerazione non nasce da questo poveraccio che mi è passato davanti alle poste, ma è antico, risiede nell’inconscio collettivo, ed è riconducibile alla mia infanzia, a quando ho cercato attenzioni dai miei genitori e non ne ho ricevute, allora mi fermo e vado a fondo (possibilmente con una figura terapeutica di supporto).

Sono consapevole che questa persona che mi ha sorpassato non ce l’ha con me e che non è il problema reale. So che ho un dolore più profondo, che origina dalla mancanza di considerazione che ho percepito durante l’infanzia. Non ha senso che io me la prenda con questo soggetto inconsapevole, perché prendermela con lui non mi aiuterà a risolvere il mio problema profondo. Posso usare le energie che avrei speso per aggredirlo (e i soldi che avrei pagato di avvocato, forse) per lavorare sulla mia ferita profonda.

Posso, ad esempio, imparare a darmi l’amore e la considerazione che mi sono sempre mancati.

In questo modo, quando qualcuno mi passerà davanti alle poste, potrò scegliere e AGIRE in modo consapevole. Ad esempio:

con gentilezza estrema e amorevolezza, potrei dire a questo signore “Mi scusi, c’è una ragione per la quale mi è passato davanti?”. Se proferirai queste parole senza fastidio, il dialogo andrà a sanare l’incomprensione. Se le proferirai con fastidio, la persona si sentirà aggredita o provocata e potrà reagire anche in modo antipatico.

Oppure, quando agisco e non reagisco, posso anche dire fra me “Beh, non ho fretta, approfitto dell’attesa per rispondere a quella email alla quale dovevo rispondere da una settimana”.

Ed ecco che, come per incanto, quando agisco, non spreco energie nel conflitto e non alimento il problema, spesso aggravandolo. Con quelle energie risparmiate, vado a fondo, mi conosco e comprendo e curo dolore che ho provato per una vita intera, e lo faccio attraverso delle azioni armoniose ed amorevoli.

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PIZZA, FUMO E SUCCESSO NELLA VITA

Forse non lo sai, ma anche nelle azioni più piccole e normali si nascondono meccanismi reattivi o consapevoli.

Quando ordini una pizza, ad esempio, hai due possibilità: ordinare la pizza scegliendola in base al tuo vissuto, o sganciarti dal tuo vissuto e scegliere quello che ti va. Ci sono tante persone che, perfino quando ordinano la pizza, scelgono in modo reattivo anziché consapevole.
Beh è chiaro, questo non crea nessun danno, in teoria, ma è bello sapere che ci sono persone che non mettono le melanzane sulla pizza perché da piccoli la mamma gliele faceva mangiare per forza, o persone che mangiano la pizza bianca perché è così che mammina la preparava loro 😉

Fumare è una scelta consapevole?

Si calcola che circa il 20% della popolazione mondiale abbia il vizio del fumo. E’ dimostrato che fumare non faccia in alcun modo bene alla salute, quindi perché queste persone fumano?

Si può fumare in modo consapevole? Sì. Ma qual è il senso di farsi del male, sapendo di starselo facendo ed essendo in pace con il proprio aspetto autodistruttivo, consapevoli che ci si sta creando un’opportunità in più di avere problemi di salute, presto o tardi?

Fumare è chiaramente un meccanismo reattivo, dato dal bisogno di compiere un’azione di sfogo o di rilassamento, di evadere, di trasgredire, di rilassarsi, di dimostrare qualcosa a sé stessi o a qualcun altro. La persona che fuma in modo reattivo lo fa senza quasi accorgersi di farlo, senza chiedersi quali sono le conseguenze delle proprie azioni. Lo fa perché ne ha bisogno, perché è il solo modo che conosce per tenere in equilibrio una certa realtà senza impazzire.

Far smettere una persona di fumare, senza che questa abbia compreso a fondo il perché lo stava facendo, è del tutto inutile e potenzialmente dannoso.

Ma se una persona riesce a rendersi consapevole delle dinamiche inconsce che l’hanno portata a credere che il fumo potesse essere una soluzione, ecco che ha la possibilità di scegliere se curare le cause e, una volta sanata la spaccatura, smettere oppure continuare in modo consapevole e non compulsivo, sapendo quali sono le conseguenze di tale azione ed essendo felice dell’epilogo, qualunque esso sia.

E riguardo il successo?

Chi porta con sé, inconsciamente, il comando di continuare ad essere un fallito nella vita, continuerà ad agire secondo gli impulsi inconsci che gli diranno di fallire ogni suo tentativo di evolvere e crearsi un futuro.

Perché? Semplice.

Fallire permette di non avere responsabilità e di non dover gestire la vita. Fallire permette di punire i genitori per non aver amato e curato il figlio quando ne aveva bisogno. Fallire richiama a gran voce la necessità che i genitori, finalmente, si prendano cura del figlio e facciano quello che non hanno saputo fare quando era piccino.

Ci sono tanti motivi per reagire con un fallimento.

Rendersi consapevoli di sé, risolvere i conflitti con i caregivers e iniziare a scegliere di agire in modo consapevole, anziché reagire in modo inconsulto, può fare la differenza e cambiare la vita a una persona.

MA… AGIRE D’ISTINTO NON RAPPRESENTA CIO’ CHE SIAMO VERAMENTE?

Ci sono persone che credono, erroneamente, che fare tutto ciò che viene spontaneo significhi portare fuori ciò che si è realmente. Nulla di più dannoso.

Agire ogni impulso in modo sconsiderato NON porta alla luce il proprio Sé, bensì alimenta i meccanismi reattivi che nascono dai traumi.

Per farti capire bene, ti farò questa metafora.

Immagina un cucciolo di pitbull. Nasce, viene venduto a un criminale che organizza incontri clandestini di lotta fra cani. Per addestrare questo cane ad essere spietato, lo maltratta, lo picchia, lo costringe a odiare. Questo cane accumula rabbia per anni, impara a dilaniare le carni. Poi un giorno viene sequestrato dalle forze dell’ordine e salvato da dei volontari, ma il suo impulso è quello di mordere, di aggredire. Non si fida di nessuno, tutto il suo corpo e la sua mente gli dicono che deve mordere e dilaniare quello che ha davanti.

In questo caso, puoi davvero dire che quel cane sia realmente cattivo e che, agendo i suoi impulsi, stia realmente mostrando chi è veramente?

Se fosse cresciuto con una famiglia che lo avesse amato e coccolato, sarebbe di certo stato un cucciolotto sbaciucchioso. E tornerà ad esserlo quando scoprirà nuovamente chi è davvero, al di là delle paure e delle difese.

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COME FACCIO A FERMARMI, A NON REAGIRE MECCANICAMENTE?

Prima di capire come fare a fermarti, devi capire questo:

il mondo non è un parco giochi dove fare tutto quello che si vuole, agendo inconsapevolmente ogni forma di divertimento, di eccesso, di traguardo, andando con l’acceleratore a tappeto, godendosi ogni frangente di vita perché “abbiamo solo questa e lo scopo è fare ciò che si vuole ed assaporare la libertà”.

Lo scopo, ovviamente, non è neanche l’opposto, ovvero vivere di privazioni, rinunce, genuflessioni, pentimenti, dolore e sofferenza.

Se stai vivendo in uno di questi due modi, beh, stai di certo sbagliando.

Il mondo è un parco esperienziale, un tutorial di apprendimento, un libro degli esercizi, ed è così che lo devi usare. A tuo vantaggio, per conoscerti, per capire quante più cose possibili di te, di chi sei, di come sei fatto, e di come la tua volontà stia creando, secondo dopo secondo, la tua realtà.

Lo so, lì per lì, quando agisci un impulso, ti senti bene, soddisfatto, ti senti libero, adrenalinico. Questo accade perché l’impulso crea una pressione progressiva e, agendolo, vai a sfiatare e allentare la pressione. Quello che però non sai sono gli effetti che quell’azione reattiva, nel breve o nel lungo termine, creerà nella tua vita.

Spoiler alert: sicuramente, un agito che parte da un impulso inconscio legato a un dolore, a una ferita, produce sempre risultati nefasti, spesso anche dopo molti anni. Quindi, se ti capitano spesso situazioni dolorose, brutte, sbagliate, ingiuste, puoi star certo che le hai create tu in un punto non definito del passato, ma sicuramente mentre agivi uno di quegli impulsi irrefrenabili che pensavi fosse giusto agire per sentirsi liberi.

Se questo ti è chiaro, fra un attimo ti spiego come fare per risolvere, ma prima un’altra precisazione a una obiezione abbastanza diffusa.

TRATTENERE NON PORTA A REPRESSIONE E A MALATTIE?

Nell’ambito della medicina olistica esiste questa credenza che dice che, quando si trattiene un’emozione o un’azione, si crea il presupposto affinché questa emerga con maggiore forza in un altro modo, attraverso reazioni (anche gravi) incontrollabili, o attraverso malattie.

In realtà esiste una sottile differenza, ma che cambia tutto, fra il “trattenere consapevolmente” e il “reprimere inconsapevolmente”, ora te la spiego:

la repressione è il frutto inconsapevole del blocco di una azione che consegue una imposizione esterna non compresa e vista come coercitiva.

In altre parole, quando qualcuno all’esterno ti dice che dovresti essere in un certo modo o fare una certa cosa, o peggio te lo impone e tu non sei d’accordo o non hai capito come mai lo devi fare, ma sei costretto o ti costringi a farlo, allora crei repressione.

Compiere un’azione sotto ricatto, imposto dalla propria mente o dalla volontà esterna, senza aver interiorizzato il motivo più elevato per il quale quell’azione è necessaria e senza aver capito in quale aspetto del proprio Sé questo evento va a lavorare, crea repressione e conseguente sfogo futuro attraverso rabbia improvvisa, depressione o malattia.

Per manifestazione di rabbia improvvisa intendiamo, ad esempio, violenza verso sé stessi o gli altri, sfoghi e urla esagerati, azioni o parole crudeli verso chi ci sta vicino, etc.

Per depressione intendiamo apatia, mancanza di voglia di vivere, perdita del senso della vita, inettitudine, azioni più o meno consapevoli che portano all’autodistruzione, al fallimento, alla perdita dell’energia vitale, etc.

Per malattia intendiamo qualunque manifestazione fisica che crei dolore e impedimento alla persona interessata. In certi casi, anche gli incidenti, apparentemente di causa esterna, sono creati dalla persona che li subisce e generati da un bisogno di sfogare l’energia repressa o propedeutici ad effettuare un cambiamento consapevole.

NELL’ESEMPIO DEL TIZIO ALLE POSTE

Reagire e sfogarsi contro il malcapitato non crea malattie, ma può costarti una denuncia, un coltello nello stomaco o le gomme della macchina squarciate se trovi la persona sbagliata.

Trattenere la rabbia e l’azione di sfogo, senza comprendere a fondo le cause di quel dolore, ma solo per evitare ritorsioni, crea tensione e quindi possibilità (anche in accumulo) di manifestazioni violente e/o depressione e/o malattia.

Comprendere la radice di quel dolore e lavorare su quella, anziché accanirsi contro il soggetto che ha fatto da trigger, è la strada giusta e non crea repressione e conseguenti problematiche annesse.

COME RISOLVERE E PASSARE DA REAZIONE AD AZIONE CONSAPEVOLE

“Impara il non agire e ogni cosa andrà al suo posto”.
Tao Te Ching 

Se scegli di non reagire ti si apre un mondo davanti. Se fermi l’azione impulsiva e attendi che si presenti l’azione ispirata, l’azione che nasce dal Vero Sé, ti puoi dire allineato con la tua vera natura.

Per riuscire a fermarti PRIMA che l’evento accada, prima che la reazione parta, devi aver già padroneggiato alcune di queste tecniche:

  • meditazione;
  • presenza/mindfulness;
  • ascolto interiore;
  • testimone;
  • lavoro con l’energia

Anche chi da anni padroneggia queste tecniche, in certe situazioni di particolare pressione, non è detto che riesca ad accorgersi della reazione che sta per sbocciare.

SI’, CONOSCO QUALCUNA DI QUESTE TECNICHE

Se conosci qualcuna di queste tecniche, significa che sei già un passo avanti.
Quando riesci a scorgere l’emozione che nasce, prima che parta la reazione che nasce dal dolore, hai modo di inserire un processo consapevole in attesa che si manifesti un’azione consapevole, che nasce dal Sé e non dall’Io.

Chiediti quindi:

come mai ho questo impulso? Voglio davvero agirlo? Quali saranno le conseguenze di questa azione? Ne vale la pena? Ci sono altre strade, altri modi?

Inizialmente ti troverai a darti risposte superficiali; mille e una scuse per agire comunque quell’impulso, anche dopo averci riflettuto. Ma non farlo, non serve. Quelle risposte non sono la verità di quello che desideri, ma delle semplici identificazioni con ciò che NON sei. Sono risposte al dolore, meccanismi di coping che hai imparato per sopravvivere.

Ma tu vuoi sopravvivere? O vuoi vivere?

Se riuscirai a non agire, nonostante gli impulsi e le spiegazioni dell’Io, se riesci a non farti tentare dai meccanismi e a non reagire come un animale impaurito, allora scoprirai grandi cose.

Vedrai che, dietro alle cose che credevi, ci sono infinite altre realtà.

Se credevi di essere buono, scoprirai di essere egoista. Se pensavi di essere incapace di amare, vedrai che invece sei amore. Se ti credevi altruista, scoprirai un sano individualismo. Se ti sembrava di essere un fallito, vedrai che il tuo valore è immenso. Se ti ritenevi una persona piena di pace, scoprirai che anche in te risiede aggressività. E se hai pensato “non ne vale la pena, lascio perdere!”, ti accorgerai che ogni secondo ha un valore e in ogni momento puoi cambiare ciò che sei, ciò che hai, ciò che vuoi, senza per questo avere colpe. Mai.

IL CAMBIAMENTO AVVIENE MENTRE GUARDI

Non reagire, osservare, ascoltarti, agire solo quando sei in pace. Non devi fare altro.

Quando interrompi l’azione reattiva, meglio prima o, eventualmente, durante, crei un forte attrito interiore. Accade quando blocchi un meccanismo reattivo, perché il tuo sistema di controllo ti sta dicendo che quel meccanismo è collaudato, che va bene e che lo devi mantenere, non lo puoi mettere in discussione.

I meccanismi dell’Io/Ego vogliono che tu preservi l’ordine prestabilito e già avvallato, in quanto quel meccanismo ti ha fatto sopravvivere per tutti questi anni e quindi non va discusso. E’ un po’ come se, con l’avvento della stampa a caratteri mobili, i giornali avessero detto “no, grazie, preferiamo continuare con le xilografie, arrivederci”! Stupido, no?

Il tuo compito è creare una nuova strada, migliore della precedente, che includa ogni aspetto di te, senza metterne a tacere alcuni in favore di altri.

Non reagire crea attrito, lo so, ma quell’energia che si genera puoi usarla per cambiare la tua vita e quello che, fino ad oggi, non ti è andato bene. Quell’energia è, se guardi bene, dolore, sofferenza, paura.

Ok, allora, guarda quel dolore, stai con la sofferenza senza pretendere di cambiarla. Questo è l’unico modo che, protratto, creerà una reale trasmutazione interiore, andando a curare ogni tuo dolore, ogni tuo meccanismo dannoso. Questa via ti porterà pace; quella che hai percorso fino ad oggi, invece, cosa ti ha portato?

Ok sei sopravvissuto, ma sei beato? No.

Prima di trasmutare la tua esistenza, devi vedere che, fino ad oggi, hai agito a caso, senza criterio, agito dai tuoi traumi, manovrato dall’Io. Devi vedere che, anche se pensavi di sì, in realtà non ti conosci per niente, non sai chi sei, cosa vuoi e perché.

Solo attraverso la non-reazione potrai conoscerti. Se invece continuerai ad agire ogni tuo impulso, vivrai nella frenesia, nella distrazione, nel dolore, nella perdizione. Devi vedere e riconoscere che le azioni che partono dagli impulsi di paura in realtà stanno semplicemente cercando di distrarti, di darti un sollievo temporaneo, di farti fuggire da ciò che senti.

Quindi, in definitiva: non reagire, osserva, ascoltati, accogli ogni manifestazione interiore e aspetta. Prima o poi entrerai in uno stato di pace e grazia e allora, in quel momento, saprai davvero se dovrai agire consapevolmente (azione ispirata), oppure se non servirà affatto agire.

Affinché ti si palesi l’azione ispirata, dovrai aver cessato ogni tentativo mentale di trovare una soluzione e dovrai, altresì, aver privato l’Io del suo dominio attraverso la non-reazione.

NON CONOSCO QUELLE TECNICHE, COME POSSO FARE?

Se non conosci la meditazione, la pratica della presenza, o mindfulness, se non sai ascoltarti, se non hai mai conosciuto il testimone e se non hai mai lavorato con l’energia, non ti preoccupare, probabilmente questo è solo l’inizio del tuo percorso, il primo spunto di miglioramento e crescita e ti consiglio di non ignorarlo.
Ti spiego subito, in modo semplice, come iniziare:

Libri da leggere

– Officina Alkemica, Salvatore Brizzi
– Il potere di adesso, Eckhart Tolle
– Sei come pensi di essere, James Allen
– The laws of human nature, Robert Greene
– Tutti i libri che volete leggere e i corsi che volete fare dei maestri spirituali ed esoterici:
Jiddu Krishnamurti, Osho, Mooji, Thich Nhath Hanh, Sadhguru, Deepak Chopra, Alejandro Jodorowsky, Don Miguel Ruiz, Gregg Braden.
– Tutti i libri che volete leggere degli psicologi:
C.G. Jung, Marie-Louise Von Franz, James Hillmann, Eric Neumann e, più in generale, testi legati allo studio della psiche.

Esercizi

Respiro Consapevole
Il primo esercizio, e più importante, è quello che consiste nel rimanere concentrati su inspirazione ed espirazione. Il focus non deve andare su altro, come pensieri che chiacchierano nel cervello. Tutta l’attenzione va sulla percezione del respiro: ritmi, pause, profondità, alternanza fra inspirazioni ed espirazioni. Tempo: minimo 5 minuti, ma meglio arrivare a 10, 20 o 30 se si vuole lavorare più in profondità.

– Rilassamento Volontario
Questo esercizio si basa sul rilassamento volontario del corpo, specie del diaframma, ogni volta che ci si sente tesi, contratti. E’ quindi indispensabile fare un lavoro di auto-osservazione costante, cioè programmare la mente (il testimone*) per ricordarti ogni tot di osservarti, percepirti e agire con un’azione volontaria.
* Testimone: il Testimone è un frammento dell’Io che è in grado di disidentificarsi con l’Io stesso e avere coscienza separata, laterale, esterna, non identificata con nulla. E’ un osservatore imparziale che ti segnala alcuni eventi. Per capirci, è quella parte di te che, quando stai per insultare il capo, ti dice “hey fermati perché poi ti licenzia e finisci per strada!”. Ce l’abbiamo tutti, ma spesso non lo usiamo a dovere.

Attesa consapevole
Durante la giornata ti capiteranno svariate situazioni durante le quali dovrai attendere. Nel traffico, davanti alla macchinetta del caffè, in fila per andare al bagno, alle poste, etc. In questo esercizio, sempre usando la consapevolezza, ti impegni a usare ogni momento di attesa per non fare nulla e osservare in presenza. La presenza implica che nel tuo cervello non ci sia un chiacchiericcio di pensieri, discorsi, considerazioni, cose che devi fare, etc. E soprattutto non devi prendere in mano il telefono e spippolare mentre aspetti.

Meditazione in camminata
Quando puoi, meglio ogni giorno, fa una passeggiata nella natura o in un parco molto grande, se abiti in città. L’importante è che non sia un luogo troppo “inquinato”, in tutti i sensi. Intorno devi sentire solo o quasi solo suoni della natura, quindi scegli un orario consono affinché non ci sia troppa gente intorno. Passeggia e concentra la tua attenzione solo sulla percezione del corpo, su quello che senti: fa caldo o freddo? Ci sono suoni? Magari gli uccellini o i grilli che cantano. Che odori senti? Foglie, erba, umidità. Com’è il terreno sotto ai tuoi piedi?
Passeggia una mezz’oretta almeno, rilassato, facendo attenzione a questo e nient’altro.

NB: alcuni esercizi possono essere fatti tutti i giorni, altri possono essere riservati a un giorno in particolare a settimana. L’importante è che tu riesca a fare almeno un esercizio al giorno.

Di esercizi di presenza ne esistono un’infinità. Nel tempo imparerai a fare esperienza di ogni evento, a raccogliere spunti dalle letture e dai maestri che sceglierai di seguire. Non demordere.

Ripetere all’infinito
Letture, miglioramento, pratica della presenza e, quando sarai pronto, anche gli esercizi con l’energia, sono pratiche fondamentali per diventare esseri umani in grado di Agire, anziché RE-agire.

 

NB: Queste attività, nel momento in cui vengono interrotte, nel breve ti possono far ritornare nei meccanismi reattivi, negli automatismi, nell’inconsapevolezza.
Sono la prima ad essere consapevole che mantenere una pratica costante sia pressoché impossibile, ma comunque è bene sapere che la retrocessione è sempre possibile, a meno che non si raggiunga la condizione di illuminazione statica, ma onestamente non ho mai conosciuto nessuno che sia arrivato a tanto, ma neanche ne ho sentito parlare, perché alla fin fine la forma umana richiede (e va bene così) che vi sia anche una parte identificata con l’Io al fine di lavorare sulla dissoluzione dello stesso.
Quindi il concetto è: lavoraci il più possibile. Cresci, informati, sperimenta, metti in dubbio tutto, anche quello che ti sto dicendo, e trova la tua via.

 

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