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È VERO CHE L’UOMO DEVE FARSI SENTIRE IL GIORNO DOPO?

Sono cresciuta anche io, come tutti, in questa società.

Non so come funzioni all’estero, ma in Italia esiste un pezzo apocrifo del galateo, scritto probabilmente da Tina Cipollari, il quale afferma che l’uomo, dopo aver fatto sesso o l’amore con la donna, il giorno dopo debba farsi sentire. Un messaggino, una chiamata, qualcosa. Tutto pur di non lasciarla con sé stessa a fare i conti con la realtà.

Se sei donna e stai leggendo, sai di cosa sto parlando. Mi riferisco a quel senso di vuoto, di sporcizia (a volte), di ingiustizia, a quell’impressione di essere stata usata. Sensazioni che diminuiscono se lui manda quel benedetto messaggino, perché in fondo “Che cosa gli costa?!”, come dicono tutte. Non deve neanche più pagare le 200 lire dell’sms o aspettare la Summer Card, quindi che scuse ha?

In realtà nessuna. E non deve averne nessuna, infatti.

Ma, secondo le donne, non funziona così. Ovviamente, il fatto che tutte si lamentino rumorosamente di ciò, ha creato ormai questa regola che, però, si fonda su un principio errato.

Non solo errato, addirittura tossico.

LE SCIMMIE

Sì va bene, la storia sull’ancestralità di tale pratica la conosco, ma la riporto nel caso qualcuno non la conoscesse, e comunque per non tralasciare nulla e precisare per quale ragione non abbia senso aggrapparsi a ciò.

Natura vuole che tutti noi possediamo una parte primitiva del nostro cervello, quello che viene volgarmente definito “cervello rettile”, ma che più propriamente sarebbe il caso di chiamare “tronco dell’encefalo”, il quale presiede le funzioni di sopravvivenza: alimentazione, lotta/fuga e riproduzione. Insieme a questo, il sistema limbico (cervello mammifero) spinge a prendersi cura della prole, a provare emozioni, nonché altre funzioni che al momento non è utile menzionare). Vedere la Teoria dei Tre Cervelli di Paul MacLean.

Queste due parti di cervello non sono consapevoli, ad esempio, che la società moderna abbia inventato dei sistemi anticoncezionali. Per tale motivo, ogni qualvolta una donna compie un atto sessuale (spesso anche se non completo), questa parte di cervello manda degli impulsi di sopravvivenza i quali, tradotti, dicono più o meno così:

Scared little monkey | A fight just broke out near the entra… | Flickr

“Siccome hai avuto un rapporto sessuale, potresti essere gravida. Siccome, in stato di gravidanza o con prole ai primi anni di vita, tu, donna, sei debole e facilmente preda di pericoli tra i più svariati, devi assicurare la tua sopravvivenza e quella della prole. Siccome il solo modo per garantirti la sopravvivenza è un nucleo familiare, possibilmente un maschio sano e forte, adesso devi fare qualunque cosa per tenerti questo uomo che potrebbe averti ingravidata. Trattienilo almeno fino al momento in cui scoprirai che, in realtà, non sei gravida!”.

Nel caso dell’uomo, invece, la vocina durante il periodo refrattario dice 

“Ok, hai inseminato, hai fatto il tuo lavoro, Corri Forrest, Corri!” spingendo l’individuo di sesso maschile ad abbandonare la partner per cercarne altre da inseminare. 

In fondo, in quanto a primati, natura vorrebbe che la femmina fosse inserita in un gruppo che potesse aiutarla, proteggerla e crescere con lei la prole, non avendo quindi estrema necessità proprio di quel maschio. Ma così ormai non è più, o comunque non è quello che la donna desidera (vivere dipendendo dalla famiglia).

Sapete quante volte, da donna, ho provato o sentito raccontare dalle amiche di certi ipotetici innamoramenti dopo la cosiddetta botta e via i quali, però, svanivano con l’arrivo della mestruazione mensile? Tante, tante volte. E’ fisiologico. Appena la donna non si sente più in pericolo (a meno che non volga in stato di indigenza – reale o percepita tale), la donna rientra nella sua routine psicologica fatta di ricerca del maschio migliore, non di quello a cui l’ha concessa qualche settimana prima nel mero intento di sentirsi per un po’ amata e voluta.

Voglio precisare, però, che questa spiegazione ancestrale può essere la scusa che giustifica l’impulso, ma sicuramente non l’azione. 

Se giustificassimo, partendo da queste indoli ancestrali, ogni sorta di pretesa e di fuga, dovremmo ammettere di essere ancora allo stadio primitivo. Dovremmo ignorare che abbiamo sviluppato un’altra parte di cervello, ovvero la neocorteccia, sede dell’intelligenza, la quale ci permette di sovrapporre, ad un istinto primitivo, un ragionamento.

I SAPIENS

Vediamo allora quale sia questo ragionamento, altrimenti, non capendo cosa accade a livello inconscio, sempre per mano di quell’infinita intelligenza che ci è data (in questo caso della quale non siamo del tutto coscienti, nella maggior parte dei casi), rischiamo di crederci ineluttabili prede della nostra natura primitiva e delle pene che ne conseguono.

Quanto meno una persona conosce sé stessa, tanto più si sentirà vittima degli eventi esterni.

Perché sono sempre arrabbiata? | DonnaD

Tanti anni fa, intenta a finire un gelato in compagnia di un’amica di vecchia data, mi sentii dire “E’ proprio uno stronzo! Come ha fatto a venire da me, fare sesso così, come niente fosse, poi guardare la TV, andarsene e non farsi più sentire?! Sono passati già 3 giorni!”. Preciso che questi due erano già amici da più di un anno, quindi non era il ganzo appena conosciuto in discoteca, ma una persona con la quale usciva da un po’, che si era proposta lei stessa, che diceva quantomeno di volerle bene.

La mia risposta fu un tantino cruda: “Per caso, prima di farci sesso, hai posto come condizione che lui, il giorno dopo, ti scrivesse?”

Lei si adirò e non poco. Infatti da quella volta non la vidi più. Un’amicizia che durava da 20 anni. Ma la vita è fatta così: c’è chi ha fegato per progredire, per conoscersi, per guardarsi dentro, e chi invece preferisce rimanere sulla superficie dei “rapporti contenuti”.

Per rapporti contenuti intendo tutti quei rapporti dove non c’è reale affetto profondo e, soprattutto, reale apertura. Onestà, purezza, apertura. Quel sapersi accogliere sempre e comunque, in ogni circostanza.

So che la maggior parte di voi, probabilmente, neanche saprà a cosa mi stia davvero riferendo. Per fortuna avete tempo e potete decidere di scoprirlo.

COME NASCE IL DOLORE

Ci sono tantissime persone che si vogliono bene, ma hanno parallelamente tanta paura di aprirsi, di farsi vedere per ciò che sono veramente.

Tra questi non ci sono solo i disgraziati che non si fanno sentire dopo aver fatto sesso (sono ironica), ma ci sono, in primis, quelle persone che si creano da zero la situazione che poi credono di subire, soffrendo di conseguenza.

Lo ripeto, nel caso fosse passato inosservato: le persone, quasi tutte (a meno che non siano risvegliate!), si creano da sole, da zero, le situazioni che poi credono di subire e che le fanno soffrire tremendamente.

Adesso tutti vi metterete ad inveire, a cercare quelle situazioni che proprio, di sicuro sicuro, non sono sicuramente state create da voi, ma che state subendo: malattia, indigenza, infami politiche economiche e sociali.

Bene, senza dilungarmi troppo (perché non è questo l’argomento), vorrei precisare che queste condizioni appena citate non costituiscono motivo di pena e sofferenza per tutti gli esseri umani nelle medesime condizioni. Ne basta anche solo uno che non provi un senso di frustrazione e ingiustizia nel viversi una malattia, anche grave, una situazione economica, sociale o politica critica, e questa teoria viene smentita. Tiziano Terzani non ha vissuto il cancro che l’ha ucciso con angoscia e dolore. Tutto dipende dall’interpretazione che diamo agli eventi. In base a questa, decidiamo se soffrire o meno.

Tiziano Terzani e il vegetarismo – OIPA ITALIA

Ma torniamo a noi.

Come fa la donna a creare la situazione che la fa soffrire?

Perché la donna dovrebbe desiderare che l’uomo vada a letto con lei e poi sparisca?

E’ questo che desidera? Oppure la sua mente è ottenebrata? E se sì, da cosa?

Ovviamente, se chiediamo alle donne se sono felici che l’uomo, il giorno dopo, sparisca e, spesso, non si faccia mai più sentire, probabilmente risponderanno di no.

Salvo che a letto lui non sia stato un vero disastro, si presume che lei lo voglia quantomeno risentire per sincerarsi che non sia stato lui a lasciarla. Una volta accertato che lui non l’abbia ignorata, potrà procedere serenamente con l’ignorarlo senza soffrire! (l’intento è ironico, ma spesso questa è anche la verità!)

Non essendo dunque felici, e sapendo che, statisticamente, questa procedura si afferma quasi sempre (salvo che lui non sia un disperato che non batteva chiodo da anni o che fosse veramente, veramente innamorato), perché mai le donne si mettono in questa situazione?

Perché lo avete capito che, anche se siete stati voi a fuggire, è stata sempre la donna a volerla quella situazione, vero? Voi maschietti non avete potere in questo.

Certo, potete recitare quel bellissimo copione del “Mi piaci tanto!”, “Una come te non l’avevo mai incontrata!”, “Mi piacerebbe rivederti!”, “Mi hai stregato!”, per creare le migliori condizioni affinché lei vi creda il giusto pollo da spennare; in questo avete certamente terreno su cui seminare.

UROBORO

OUROBOROS o Uroboro - Il serpente infinito | Storia dei simboliMa perché, alla fine, è sempre la donna che gestisce la situazione, dimenticandosene poi poco dopo (per una ragione ben precisa), e finendo per soffrire tremendamente?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima capire per quale ragione la donna abbia scelto proprio quel debosciato per concedersi. 

“Non lo sapeva!” direte voi tutti!

Eh NO! Eh no. Io posso credere che le prime volte la ragazzina sprovveduta non lo sapesse. Ma già dopo la seconda volta, perdurare su quell’errore è azione da Homer, perché un criceto non l’avrebbe fatto una terza.

Ma le donne lo fanno, lo rifanno, cinque, dieci, venti volte. Ogni volta non sapendo il perché, ogni volta dimenticandosi di averlo scelto, ogni volta soffrendo credendo di averlo subito.

INCOMPIUTEZZA

Il motivo è abbastanza semplice:

prendi una donna, qualunque. Una che non sia stata rigidamente indottrinata oppure una che non sia una risvegliata. Troverai in lei (ma anche negli uomini tutti) un senso di incompiutezza e di separazione.

Il senso di incompiutezza e separazione porta automaticamente alla ricerca di compiutezza ed unione. La maggior parte degli esseri umani, spinti da ragioni per lo più biologiche, cercano tale compimento nella coppia e nella prole.

Number 1 – Solitudine

Uno dei motivi, infatti, per cui la donna si dimentica di essere lei stessa l’artefice del suo infausto destino che crede di subire, è certamente dato da quello che, più banalmente, potremmo definire senso di solitudine.
La solitudine nasce dalla matrice di separazione ed incompiutezza, propria dei terrestri, ma viene percepita dalle persone come una mancanza, anziché come una benedizione.
Questo, come dicevo, perché probabilmente ci saremmo estinti se tutti gli uomini, appurato che la loro solitudine non dipendeva dalla mancanza di un partner e di una prole (esseri che tendono a distrarre, piuttosto, dalla solitudine, richiedendo costanti attenzioni, permettendo quindi di non percepirla h24), avessero smesso di cercare un partner e si fossero rivolti dentro loro stessi, frugando bene per scovare la fonte inesauribile di pienezza.

Quindi, in nome di un po’ di apprezzamento, in nome di un po’ di distrazione dalla propria miseria, le persone tendono a sopravvalutare il partner sessuale, credendo di averne bisogno.

“E’ normale – dicono – non posso trascendere il mio desiderio sessuale!” e così, con la bandiera degli ormoni issata in alto, procedono verso la loro disfatta.

“Daniela, quanto sei esagerata! Se mi concedo una notte di sesso faccio tutti questi danni?”

No di certo. Fai danni se, a quella notte di sesso, ci agganci il soddisfacimento dei tuoi bisogni atti a distrarti da ciò che non vuoi realmente vedere.

Ma in questo articolo ce la stavamo prendendo con le donne, quindi concentriamoci su di loro!

Number 2 – Realizzazione

export-manager-donna - Pro ExportSubito dopo il senso di solitudine, viene la spinta alla realizzazione personale.

Qualcuno la placa dedicandosi al lavoro, ma per le donne è un po’ più complicato.

Devono lottare contro l’istinto materno, contro i genitori che vogliono i nipotini prima di morire, contro i parenti che non le vogliono zitelle, contro la società che necessita di consumatori, contro l’idea che la donna non abbia fatto il suo dovere, che sia malata, che abbia qualche cosa che non va nel cervello, se proprio non è interessata a sacrificare tutta la sua vita in nome di quella creatura che “Beh ma mi dà tante soddisfazioni!”. Sì ma domandati come mai. Chiediti perché hai bisogno di un figlio per sentirti soddisfatta. 

Su questa scia, la ricerca di un figlio per sentirsi compiuta, lavora nel profondo.

Ma un figlio non è solo quella creatura che si prenderà la responsabilità di farti sentire meno fallita.

Un figlio è anche un ottimo sistema per legare il padre. Per essere certa che, cascasse il mondo, in un modo o in un altro, probabilmente resterai in contatto con costui.

Number 3 – Famiglia

Quanti uomini conoscete che, a causa di quel figlio non programmato, hanno messo su una famiglia? Io un bel po’.

La donna, per le ragioni suddette, cerca di formare la famiglia. Soprattutto se la famiglia in cui è cresciuta è stato un totale fallimento, cercherà di formarne una migliore.

Per formare una famiglia serve innanzitutto un maschio fertile e, possibilmente, un pargolo in arrivo.

Riassumendo

Possiamo dire che delle spinte psicologiche e biologiche sussurrino costantemente all’orecchio delle donne che sia importante trovare il maschio con cui riprodursi e che sia altresì importante riuscire a tenerselo.

Come fa la donna a garantirsi che il maschio non se ne vada?

Dando all’uomo quello che desidera. O meglio, dando all’uomo quello che lei crede che lui desideri. Ovvero del buon sesso!

L’uomo, infatti, dà tutti i segnali possibili ed immaginabili che inducono la donna a credere che sia quello che l’uomo vuole: sesso. Infatti è vero, l’uomo vuole il sesso (per inseminare).

Si scorda però che quello è ciò che ogni donna può dare. Si scorda che il sesso non è la qualità che l’uomo usa per scegliere la partner di una vita (nel caso ne sentisse il bisogno).

“È necessario che una donna lasci un segno di sé, della propria anima, ad un uomo perché, a fare l’amore siamo brave tutte!” ALDA MERINI

Quindi l’incauta donna si concede, quasi sempre senza troppe resistenze (dimostrando così all’uomo – sempre a livello inconscio, ma anche conscio) che potrebbe essere una femmina che è già stata ingravidata da altri maschi, portando così il maschio a perdere interesse, quand’anche avesse potuto averne.

La donna si concede per sentirsi meno sola, per essere sicura di piacere, per legare l’uomo a sé e per, eventualmente, provare a formare una famiglia che la faccia sentire (teoricamente) realizzata e distratta dal vuoto. Tutto questo compiendo un errore madornale!

L’errore fatale

Ciò che più attrae gli individui, specie dell’altro sesso, sono le persone pulite.

Non sto parlando di quelle che si lavano tutti i giorni, puoi anche richiudere il miscelatore della doccia.

Parlo delle persone che sono in contatto col loro sé profondo, che si amano, che si conoscono, che non si temono, che hanno voglia di amare perché quell’amore lo provano già al loro interno. Parlo di quelle donne, ad esempio, che hanno sviluppato amorevolezza nel loro profondo e che sono in grado di donare conforto, serenità, che sanno creare quel luogo spensierato dove l’uomo, la sera, abbia voglia di tornare, che abbia voglia di curare con qualche lavoretto. Parlo di quelle donne che non donano il loro corpo, ma la loro anima, senza condizioni.

Il mondo vive già nelle dinamiche neoliberiste, basate sul profitto, e guardate cosa ottiene: vite sterili, angosciate dal dover ottenere, dall’accumulare, dal raggiungere, dal prendere.

In questa realtà, una persona sana cerca l’equilibrio, non la manipolazione.

Perché di questo si tratta:

una donna che cerca affetto, supporto, calore, famiglia, non può davvero credere di ottenere quella realtà idilliaca per mezzo della svendita sconsiderata delle sue membra o per mezzo di trappole genetiche.

Un uomo che cerca serenità, affidabilità, quiete, amore, non può davvero credere di trovare queste qualità muovendosi alla ricerca di qualcosa che plachi i suoi istinti primordiali.

“L’atto sessuale, senza amore, non riempie mai il baratro che divide due umane creature.” ERICH FROMM

Realizzare la radice di quel senso di incompiutezza e di separazione è la chiave per uscire dai rapporti contenuti e sfociare nell’amore e per cessare ogni dolore.

Chi non conosce sé stesso, è condannato a manipolare gli altri al fine di non farsi scartare, al fine quindi di non incontrare la desolazione della via che porta dentro di sé, una via inesplorata e buia che i più non vogliono percorrere, convinti intimamente che il loro vero sé sia qualcosa di sgradevole.

Altrimenti perché non avrebbero ricevuto amore a dismisura fin da piccoli? La sola spiegazione è che non lo meritassero. Quindi perché andare a scavare dentro di sé e scoprire di non meritare?
Meglio surfare sulle onde del sesso, della manipolazione, della menzogna, delle famiglie del Mulino Bianco; tutto, pur di non percorrere quella infausta via.

n.b. La donna che si innamora del soggetto che la considera poco, è una donna che è stata amata poco dai genitori. Chi viene amato col contagocce e riceve messaggi contrastanti dai genitori (“un giorno ti voglio bene, il giorno dopo non ti calcolo”) di solito tende ad invaghirsi di partners che fanno la medesima cosa.

Questo dovrebbe essere sufficiente, alla donna, per capire che quello non è amore puro, ma condizionato dai traumi. Un amore che genera paura e che, quindi, non può essere definito amore.

Ed è così che il sesso e ogni relazione si trasformano in perfetti meccanismi di fuga da sé stessi col risultato che mai, mai e poi mai, saranno in grado di portare una reale pace interiore.

A closed heart cannot find peace!

Amante del tutto indegno, volgare, è colui che ama più il corpo che l’animo, poiché costui infatti non è costante, preso com’è da cosa che non dura.” PLATONE

 

 

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