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Come riconnettersi col proprio Bambino Interiore

È importante imparare a mettersi nei panni del nostro bambino ferito, tenendo presente che ci sentiremo in colpa per averlo maltrattato e silenziato, quindi preparandoci a questa eventualità.

Connetterci col nostro bambino interiore è indispensabile per sciogliere i nodi che abbiamo creato negli anni. Questi nodi, anche quando non ce ne accorgiamo, condizionano le nostre scelte inconsce, spingendoci a riproporre i drammi vissuti nel passato, col solo e unico scopo di permetterci di sanarli, non certo con lo scopo di farci del male come noi crediamo. Questi traumi che generano eventi da noi non graditi, se non verranno visti e sublimati, si riproporranno ancora e ancora, fino a farci pensare che ci sia una specie di maledizione che incombe su di noi.

Vi è mai capitato, ad esempio, di domandarvi “come mai mi innamoro sempre di persone tutte uguali?” oppure “perché mi capita sempre di trovarmi senza soldi?” o ancora “perché le persone mi mancano sempre di rispetto?” etc etc. Questo accade perché il vostro bambino interiore ferito non ha ancora risolto quel nodo, ad esempio legato al valore della propria persona, al valore del denaro o al valore delle relazioni.

Galadriel

Come dicevo nell’articolo precedente, l’ego ha una funzione molto utile di tutela; ci permette infatti di poter vivere in società senza comportarci come bambini capricciosi. Le persone che sono più in contatto con la loro parte profonda, infatti, se non l’hanno ancora sanata, tendono ad avere comportamenti spesso irrazionali e difficili da accettare in società. Sono quei modi di comportarsi per i quali spesso le persone finiscono in psicoterapia per anni, credendosi sbagliati. La verità è che sono sulla strada giusta, solo che non hanno gli strumenti per rassicurare il bambino ferito che, sentendosi insicuro e trascurato, reagisce in modo spropositato ed incomprensibile dai non addetti ai lavori (interiori).

Ma come fare a liberare il bambino interiore senza che faccia danni all’equilibrio della nostra vita?

Affinché l’ego cessi di sentirsi necessario ed indispensabile, esiste una figura sostitutiva la quale, se opportunamente sviluppata, può mettere l’ego in panchina per farlo finalmente riposare un po’. Ricordiamo che l’ego non va cancellato, perché ci sono situazioni (ad esempio competizioni lavorative, situazioni gravi ed urgenti dove è opportuno non perdere il controllo) in cui l’ego può svolgere un’egregia funzione gestionale.

Tuttavia, a livello emotivo ed educativo, al bambino non occorre il Sergente Hartman (Ego), ma una Galadriel, dolce e comprensiva, centrata e coraggiosa, capace di prendere in mano la situazione con delicatezza e forza, al fine di sollevare il bambino da tutto quel carico di responsabilità e paure accumulate negli anni a causa di genitori (o figure di riferimento) completamente inaffidabili perché immerse nella paura e nell’instabilità emotiva e/o pratica.

Cosa rappresenta la Dama Galadriel?

Galadriel, Dama Bianca del Signore degli Anelli, rappresenta il nostro Genitore Interiore, ovvero una figura che dobbiamo creare, se inesistente, o sviluppare, se già presente, la quale servirà a rassicurare il bambino interiore, sollevandolo dai suoi timori ed educandolo ad una maggiore consapevolezza di sé e delle relazioni.

Il genitore interiore è una figura che viene creata dalla nostra parte razionale in perfetta comunione con la nostra parte emotiva. È una figura saggia, comprensiva, oculata, buona, consapevole, la quale potremo adoperare per relazionarci col nostro bambino interiore.

Ora vedremo quindi quali sono i quattro passi per riuscire nel migliore dei modi a creare un nuovo equilibrio interiore.

Come riconnettersi col proprio bambino interiore

1. Rilassamento

Mettiti in una posizione comoda, in un luogo tranquillo in cui ti senti al sicuro e puoi rilassarti. Chiudi gli occhi ed inizia a respirare profondamente, concentrandoti solo sul tuo respiro. Fa questo per almeno un minuto.

2. Contemplazione

Inizia ad immaginare il tuo bambino interiore. Non guidare la tua immaginazione, lasciala fluire, anche se quello che vedrai potrà non piacerti. Potresti trovarlo in un luogo triste, angusto, abbandonato. Potresti vederlo in disparte, mal vestito, triste o arrabbiato. Potrebbe avere delle reazioni, potrebbe dirti cose anche poco piacevoli.

Tu osservarlo e basta, senza fare nulla, e soprattutto senza rifiutare o bloccare tutto quello che farà o dirà, anche se saranno cose sgradevoli.

Lascialo sfogare, lasciagli esternare tutto quello che in questi anni non ha potuto comunicare, perché veniva messo a tacere dalla tua parte razionale che lo riteneva pericoloso, debole ed instabile. Accetta tutte le emozioni, sia le sue che le tue, e non contrastare nessuna reazione.

3. Compassione

Una volta che avremo contemplato ed ascoltato il nostro bambino, senza giudizio, non appena ce lo lascerà fare, potremo utilizzare la figura del genitore interiore per esperire compassione verso di lui, per chiedergli scusa per averlo dipenticato in un angolo per tanti anni, per dargli conforto. Se necessario potremo anche piangere con lui (specie se noi per primi abbiamo resistenze psicologiche verso il pianto, considerandolo da persone deboli). Appena ce la sentiremo, potremo abbracciarlo e coccolarlo, spiegandogli che non è più solo e che ci siamo noi adesso a proteggerlo, perciò gli diremo che saremo noi ad occuparci della sua crescita.

Staremo così per lungo tempo, fino a che il bambino interiore non ci apparirà rasserenato.

4. Visita quotidiana

Affinché il bambino interiore non torni nel dimenticatoio, è importante predisporre qualche visita, almeno una al giorno per i primi periodi. Non occorre molto tempo, anche cinque minuti. Queste servono a controllare se il bambino sta meglio, se è equilibrato e sereno. Se quando ci risintonizziamo con lui lo troviamo di nuovo arrabbiato, dobbiamo ripetere la procedura dal punto 1. Probabilmente sarà necessario farlo per diversi giorni. È soggettivo e varia da persona a persona.

 

Le ristrutturazioni

Ci sono dei lavori che possono essere fatti assieme al bambino interiore. Si chiamano ristrutturazioni emotive. Ve ne parlerò nel prossimo articolo.

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