Come Reagire Se Ti Fanno Un Torto (ESERCIZIO PRATICO)

Tempo di Lettura: 6 Minuti

Tutti noi, quando subiamo un torto, abbiamo l’impulso di reagire con rabbia, violenza, senso di ingiustizia, ma anche vittimismo, tristezza, fino addirittura alla negazione.

Però ti accorgerai da solo, osservando a cosa portano queste modalità, che cedere a queste reazioni automatiche in realtà ti porta a stare peggio e, soprattutto, nel tempo non ti fa migliorare il tuo stato d’animo nei confronti delle avversità, ma invece lo peggiora. Inoltre, tutte queste RE-AZIONI ti privano di una grande opportunità di auto-osservazione e di crescita personale.

La via dell’integrazione emotiva

In questo articolo ti spiegherò, attraverso la Procedura di Ascolto delle Emozioni e di Integrazione Emotiva, come trasformare il disagio in uno strumento di guarigione e consapevolezza, imparando a gestire i torti senza perdere il contatto con te stesso. 

Fra poco ti spiegherò, in modo semplice e pratico, in tre fasi, come integrare le emozioni e affrontare il dolore in modo trasformativo, anziché continuare a subire sempre e per sempre tutti gli eventi della vita che non ti piacciono.

Ovviamente, una persona che vive la vita padroneggiando queste tecniche di evoluzione profonda e che riesce a non farsi agire dalle emozioni, vivendole passivamente, è una persona che, rispetto agli altri, ha più potere, è più forte, stimabile, invidiabile. 

Preciso che questo articolo non è alla portata di chiunque, in quanto può essere facilmente compreso da chi ha già qualche nozione base di crescita personale, esoterismo e lavoro su di sé, è un articolo specifico per l’evoluzione personale, la quale è comunque una via per avere relazioni migliori con chiunque, non solo con le donne.

Il Processo della Presenza

Questi consigli sono ispirati al libro di Michael Brown, autore sudafricano noto per aver scritto “Il Processo della Presenza“, un vero e proprio percorso di crescita personale volto all’integrazione emotiva e alla consapevolezza del momento presente.

Ecco quindi cosa fare quando qualcuno ti fa un torto se vuoi evitare di reagire come un animale selvaggio, ma preferisci elevare la tua persona e risolvere piano piano i tuoi conflitti interiori ed esteriori:

  1. Congedare il messaggero

La prima fase consiste nel comprendere che la persona o la situazione che ti hanno ferito non sono la vera causa del tuo malessere e dello squilibrio emotivo che senti.

La persona e l’evento sono i “messaggeri” che portano alla luce antichi ricordi, ferite o dinamiche interiori irrisolte che ti porti dietro da tutta la vita. Quindi, invece di reagire contro di loro, puoi vederli per quello che sono, ringraziarli mentalmente, dentro di te, per aver portato a galla ciò che deve essere affrontato, e infine lasciarli andare.

Esempio: una donna che ti piace tanto ti rifiuta, ti dice che non sei abbastanza per lei e che ha trovato uno migliore di te. Ovviamente in questo caso tu provi un dolore molto forte.

Cosa fare?

  • Quando ti senti ferito, riconosci l’impulso che hai di voler incolpare l’altro e, invece di scattare e reagire come un selvaggio, fermati. Non agire la rabbia, la paura, niente. Fermo.
  • Poi ripeti a te stesso: “Questa persona/evento è solo un messaggero. Non è la vera causa del mio dolore.”
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Per tornare all’esempio, la causa reale del tuo dolore è più antica: probabilmente quanto eri piccolo ti hanno fatto sentire che non eri abbastanza. Abbastanza bravo, buono, degno d’amore. Abbastanza intelligente, capace, importante. Il cuore del dolore è dentro di te ed è lì da anni. La donna che ti lascia per un altro migliore è solo il sale sulla ferita. Ma la ferita c’è già da tanto, è lì da tutta la vita. 

  • Con gentilezza interiore, immagina di congedare questo messaggero, quindi, e a questo punto decidi di ritagliarti del tempo per te stesso, per esplorare ciò che realmente ti sta accadendo.

Ricorda che:
Incolpare o reagire in modo drammatico non risolve il disagio, ma lo alimenta. Congedare il messaggero ti permette di interrompere il ciclo delle reazioni abituali e ti prepara a lavorare con ciò che senti. E’ l’azione che ti permette di cambiare il pattern reattivo e di tramutarlo in una nuova azione più sana e proficua.

  1. Ricevere il messaggio

La seconda fase è il momento della consapevolezza interiore. Qui ti dovrai concentrare sulle sensazioni e sulle emozioni che emergono, senza evitarle e dovrai farlo in un momento dove non rischi di essere disturbato o di agire il tuo dolore contro altri.

Ricordati che il nostro corpo è un grande alleato: attraverso le sue reazioni fisiche ci indica dove si trova il disagio e ci invita a esplorarlo con attenzione.

Cosa fare?

Quando hai quell’ondata emotiva, che sei stato bravo a non agire, procedi come segue senza perdere il carico emotivo:

  • trova un luogo tranquillo e chiudi gli occhi. Porta la tua attenzione al corpo.
  • Nota se ci sono tensioni, formicolii, pesantezza, contrazioni o calore in determinate aree (spesso il petto, il plesso solare o la gola). Queste sensazioni sono l’espressione energetica del tuo disagio. Le emozioni sono infatti annidate nel corpo. Devi sapere che le emozioni si manifestano nel corpo a causa dell’interconnessione tra il sistema nervoso, il cervello e il corpo. Questo legame è supportato da diverse discipline scientifiche, tra cui la neurobiologia, la psicosomatica e la psicofisiologia. 
  • Una volta identificata l’emozione nel corpo, la sensazione che genera, poniti in uno stato di totale accoglienza verso queste sensazioni, senza giudizio e senza fretta di risolverle. Considerale come “messaggi” che il tuo sistema energetico ti sta inviando.

Per esempio: quando soffri perché la tua ragazza se n’è andata con un altro migliore di te e ti senti un fallito, identifica l’emozione nel corpo – ad esempio: sento una stretta allo stomaco – e ascolta quella sensazione, senza continuare a pensare alla tua ormai ex che se la fa con un altro. Quel pensiero lascialo stare, lavora sulla sensazione nel corpo.

Nota bene che:
Concentrandoti sul tuo corpo e sulle emozioni, inizi a spostare l’attenzione dall’esterno (la persona o il torto subìto) verso l’interno. Questo ti permette di riconoscere che il dolore è tuo e ti appartiene, ma che puoi lavorarci in modo costruttivo, senza continuare a subirlo.

OVVIAMENTE: questo non significa che l’esterno non vada modificato; non significa che tu debba rimanere zitto e buono a farti mettere i piedi in testa, ok? Significa semplicemente che, prima risolvi le questioni al tuo interno, poi risolvi quelle all’esterno con maggiore calma e lucidità. Questo ti impedisce di reagire male e fare ulteriori danni, come spesso accade quando si reagisce anziché agire.

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Se invece è richiesta una azione immediata, cerca di compierla facendo meno danni possibile, e poi lavora comunque sulla ricerca delle emozioni nel corpo.

  1. Sentire incondizionatamente

La terza fase è il cuore del processo: imparare a contenere il disagio emotivo senza reprimerlo né proiettarlo all’esterno. Questo significa stare con ciò che senti, qualunque sia la sua intensità, fino a che non si dissolve naturalmente. Devi ascoltare quel dolore, possibilmente evitando ogni pensiero legato all’evento, e ascoltare solo la tensione nel corpo e rimanere concentrato e presente su di essa. 

Sentire incondizionatamente, inoltre, vuol dire anche accogliere il dolore con amorevolezza, come faresti con un bambino spaventato.

Cosa fare?

  • Siediti con il tuo disagio emotivo e accettalo completamente. Per fare questo puoi dire a te stesso: “Riconosco il dolore che sto provando. So che ha radici profonde e ora mi concedo il tempo di sentirlo.” o ancora meglio puoi semplicemente, come dicevo, rimanere del tutto presente al dolore e alle sensazioni corporee.
  • Evita di cercare soluzioni immediate o di razionalizzare. Semplicemente stai con la sensazione, osservandola mentre evolve. Se emergono ricordi dell’infanzia o immagini spontanee, lascia che affiorino senza giudizio. Osservali e basta, senza volerli cambiare e senza considerarli giusti o sbagliati. Questo è un segno che stai lavorando con il nucleo della ferita.

Perché facciamo questo?

Sentire incondizionatamente, ascoltare la tensione nel corpo, permette al dolore di essere visto e ascoltato, invece di essere ignorato o proiettato sugli altri.

Questo è il passo chiave per trasformare il disagio in guarigione, poiché integra aspetti del sé che erano stati rifiutati o dimenticati.

Seguire queste tre fasi non solo ti aiuta a reagire con maggiore equilibrio ai torti, ma avvia un processo di crescita interiore che rafforza la tua integrità. Quando smetti di identificarti come vittima, impari a prendere piena responsabilità per le tue emozioni, liberandoti dal peso delle proiezioni e dei conflitti irrisolti.

Inoltre, più resti presente al dolore e alla tensione emotiva annidata nel corpo, più questo processo permette a quella tensione di sciogliersi, nel tempo, ripetendo spesso questo esercizio per diversi minuti ogni volta che ne hai l’occasione.

Se rimani seduto a lungo con quel dolore, senza giudizio, in ascolto, senza cercare di mandarlo via, dopo un po’ inizierai a sentire un senso di pace o leggerezza, e saprai di aver, almeno in parte, guarito quella parte di te. Nel tempo, questo migliorerà molto la tua reazione agli eventi collegati ai traumi del passato.

E’ un esercizio che ti aiuta a far spurgare quell’accumulo di dolore che è lì da troppi anni. Con la pratica costante, ti accorgerai che le cose andranno meglio. Te lo garantisco.

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