La Legge dello Specchio: cos’è, come funziona, come usarla per evolvere

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La Legge dello Specchio è un termine che, in ambito esoterico, fa riferimento a un complesso sistema di dinamiche difensive che, in psicologia, viene definito col nome di Proiezione.

In breve, la Legge dello Specchio, in esoterismo, afferma che qualunque cosa ci dia fastidio, in qualche modo sia in risonanza stretta con una parte di noi che non vediamo e della quale dobbiamo ancora prendere coscienza.

LA PROIEZIONE IN PSICOANALISI

La Proiezione viene descritta come un processo psichico inconscio che fa sì che, la persona che proietta, trasferisca delle caratteristiche proprie su altre persone o oggetti esterni, portandola a credere che queste specifiche di fatto appartengano all’altro e non a sé.

La Proiezione viene catalogata come un comune “meccanismo di difesa” che diffusamente appartiene, da sempre, alla psiche dell’essere umano e che viene agito in modo inconscio, quindi un meccanismo del quale il soggetto non è consapevole.

La ragione per la quale questo meccanismo rimane inconscio è che, il soggetto che lo agisce, non è ancora pronto per accogliere quel contenuto nella coscienza, ovvero non riuscirebbe ad accettare di possedere quelle caratteristiche che lui probabilmente giudica sbagliate, negative, dannose, etc.

Quindi, al fine di non rischiare un collasso emotivo dato dall’impossibilità per la coscienza di sopportare quel contenuto, entra in campo la Proiezione che sposta all’esterno il dato negativo. In questo modo il soggetto non perde di vista quel contenuto (perché continua a proiettarlo fuori), ma non è costretto ad ammettere a sé stesso di essere portatore di quello che tanto disconosce.

IL TORMENTO PROIETTIVO

La Proiezione spesso diventa una realtà costante e imperterrita che il soggetto, sebbene cerchi di evitare, non riesce a far uscire dalla propria realtà. Questo, per quanto possa sembrare critico e dannoso, è un processo indispensabile affinché la persona non si dimentichi di elaborare i contenuti che si annidano nell’inconscio.

Lo scopo di ogni essere umano, infatti, dovrebbe essere quello di portare alla coscienza quanti più contenuti possibile in modo da delegare all’agito inconsapevole, mosso dai contenuti profondi non visti, la minor parte possibile delle proprie azioni. Questo al fine di evitare di re-agire ed essere in grado di agire consapevolmente.

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Quindi, per quanto riguarda la Legge dello Specchio e l’ambito delle Proiezioni, è molto riduttivo affermare che quello che ci dà fastidio rappresenti ciò che siamo, come molti dicono, in quanto questa definizione è povera e incompleta e questo articolo serve a mostrare, nello specifico, punto per punto, come si possa applicare la Legge dello Specchio e le Proiezioni Psicologiche agli eventi che ogni giorno ci capitano, con particolare attenzione verso le cose che ci creano fastidio e rabbia.

“Se odio gli stupratori, è perché sono uno stupratore e non lo so ancora?”

“Se odio i cacciatori e sono animalista è perché vorrei uccidere gli animali e non ne sono consapevole?”

“Se odio gli assassini, sono un assassino?”

Queste sono le domande più frequenti che le persone del tutto inconsapevoli, e talvolta presuntuose, fanno emergere quando si parla di questi argomenti delicati.

Quindi lo specifico:

questo articolo è rivolto a persone che sono in grado di mettersi in discussione e di comprendere un articolo che sia un po’ più complesso rispetto a quelli che descrivono la vita familiare dei Ferragnez.

Seconda specifica:

non sono laureata in psicologia, ma in scienze dell’educazione (il quale percorso di studi prevede metà esami di psicologia). Studio psicologia (principalmente Jung e allievi) per passione -ed esigenza- personale. Sia per migliorare la mia persona e le mie relazioni, sia per aiutare i miei clienti a metabolizzare meglio i processi relazionali. Infatti, diversamente dalla maggior parte dei fuffacoach relazionali (e anche a differenza di molti consulenti relazionali laureati in psicologia, ahimè) quello che propongo nell’ambito della crescita personale e relazionale non riguarda le “tecniche di seduzione e manipolazione” (che non condivido), ma riguarda un percorso olistico, interiore ed esteriore, volto al miglioramento personale e, di conseguenza, relazionale. Per svolgere al meglio il mio lavoro, ritengo che studiare la psicologia sia fondamentale.

I TRE SPECCHI – Tre modi di proiettare all’esterno i propri contenuti interiori

Ci sono solitamente tre ramificazioni sulle quali possiamo fare degli esempi riguardo la Legge dello Specchio e le Proiezioni.

Prima di elencarle, però, vorrei fare una ulteriore specifica: è necessario non considerare la proiezione come una correlazione diretta e precisa con il contenuto proiettato (ad esempio: “odio gli assassini perché sono un assassino”).

Al contrario, la proiezione non è mai semplice e diretta, altrimenti non sarebbe un contenuto inconscio, ma sarebbe visibile a chiunque e, di conseguenza, non rientrerebbe nei meccanismi di difesa.
Quindi, quando si cerca di spiegare la Proiezione, è necessario saper andare alla radice del contenuto: occorre necessariamente saper trovare i collegamenti sottili che esistono fra il contenuto inconscio e quello proiettato all’esterno.

Con gli esempi che seguiranno, sarà tutto molto più chiaro.

Lo Specchio dell’Ombra – L’esempio dell’Assassino

In questo caso si tratta in tutto e per tutto della Proiezione descritta all’inizio:

ho una caratteristica che giudico sbagliata, non voglio vedere/ammettere di averla (non ne sono in grado – non sono pronto), quindi la nascondo nell’inconscio e, dall’inconscio, la sposto all’esterno (così la vedo e prima o poi ci devo fare i conti) accusando gli altri di essere sbagliati.

Esempio:

Facciamo finta che io sia una persona che odia gli assassini. Conoscendo superficialmente la Legge dello Specchio (o Proiezione dell’Ombra), stupidamente potrei dire “Io non ho mai ucciso nessuno, quindi questa storia che io odi gli assassini perché sono un assassino è una scemenza”.
Legit.
Peccato che, come accennavo poco fa, non funzioni così.

Vediamolo meglio:

innanzitutto, c’è differenza tra “odio” e “non mi piace”. Io posso dire che non mi piacciono gli assassini e penso sia sbagliato uccidere, ma è diverso provare rabbia e odio verso la figura dell’assassino. Nel primo caso sto esprimendo un’opinione priva di partecipazione emotiva, libera dal fastidio. Nel secondo caso sto reagendo a una data situazione (l’assassino appunto) proiettando su una figura esterna un mio sentimento di odio e rabbia (che dimora al mio interno). Nel primo caso io non sto provando dolore e non ho nessuna necessità di sfogarmi, nel secondo caso mi sento tormentato (tanto o poco) e sento il bisogno di punire e/o allontanarmi dalla fonte della mia sofferenza, che di solito passa per un sentimento di ingiustizia.

Per analizzare correttamente l’odio verso gli assassini, dobbiamo innanzitutto considerare che l’assassino, lo stupratore, il pedofilo, etc. sono tutte figure che potremmo mettere nell’insieme delle persone violente, insensibili, irrispettose della vita e del benessere altrui, abusanti coi più deboli e con gli indifesi. Corretto?

Come va letta, quindi, secondo la Legge dello Specchio, la frase “Odio gli assassini!”?

Chi proferisce questa frase sta proiettando all’esterno NON il suo essere di fatto un assassino, ovviamente, bensì il suo essere una persona inconsciamente violenta e/o insensibile e/o irrispettosa e/o abusante con i deboli e gli indifesi, non solo in riferimento all’esterno, ma anche al proprio interno.

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La persona che odia gli assassini, quindi, sarà una persona che, inconsciamente, tratta male gli altri o sé stessa, non è sensibile né accogliente coi più deboli o con la propria parte fragile. Sarà quindi una persona rigida, rimproverante, pretenziosa, talvolta rabbiosa e violenta (a meno che non si trattenga dal mostrarlo), ma che non si accorge di essere abusante verso i più piccoli, ovvero verso le persone deboli, incapaci, imperfette e, soprattutto, non si accorge di non riuscire ad accettare la propria parte imperfetta, incapace e fragile.

Il contenuto dell’odio e della violenza verso i deboli, quindi, verrà teatralmente proiettato all’esterno, andandosi ad annidare nel capro espiatorio di turno: provo rabbia e odio verso le figure abusanti, così perdo tempo ed energie verso l’esterno e non guardo il mio contenuto interiore (mi difendo dal dolore che proverei se mi rendessi conto di essere così violento e abusante con me stesso o con gli altri). Il contenuto verrà quindi proiettato all’esterno e alimentato dall’odio, finché non sarà così grosso, così drammatico, così impossibile da non vedere, o finché non sarò pronto a guardarmi dentro.

LE QUALITA’ IN POTENZA

NB: la proiezione non riguarda sempre e solo questioni “negative”, ma può interessare anche lo sviluppo delle qualità in potenza. In altre parole, le persone per le quali talvolta perdiamo la testa (innamoramenti, specie quelli non ricambiati o rivolti verso oggetti del desiderio difficili da sedurre, come ad esempio personaggi famosi) incarnano delle qualità che a noi mancano, che dovremmo e potremmo sviluppare per essere persone più complete, e che stiamo proiettando fuori, innamorandocene, anziché ottenerle al nostro interno, smettendo così di proiettarle fuori (questo è anche un ottimo trucco per dimenticare una persona, ovvero per disinnamorarsene).

 

Lo Specchio della Tentazione – L’esempio del Truffatore

Poniamo il caso che io, per tanti anni, sia stata una persona che truffava e imbrogliava gli altri. Magari era un sistema per sopravvivere, magari semplicemente ero troppo stupida per accorgermi che non fosse sano imbrogliare le persone. Un giorno, però, grazie a una figura esterna o grazie a un evento particolare, mi rendo conto che truffare gli altri non è giusto e decido di cambiare vita. Dentro di me, però, permane ancora un’abitudine o un bisogno a imbrogliare per sopravvivere, anche se so che non è giusto e non lo faccio, ma percepisco la forte tentazione interiore.

Se sono stata in un certo modo per tantissimi anni, in questo caso truffatrice, e ora non lo sono più, ma ho paura di poter tornare ad esserlo perché sento che non sono ancora cambiata completamente, oppure ho paura di quel contenuto perché temo che gli altri non credano al mio cambiamento e continuino a giudicarmi, in questo caso posso inconsciamente scegliere di prendere le distanze da quel contenuto, accusando chi lo incarna e allontanandomi da chi mi mostra quella cosa di me che temo di poter tornare ad essere perché magari sono troppo debole e ho paura di non riuscire a combatterla e a resistere.

In questo caso, quindi, potrei sviluppare odio per tutti quelli che, in un modo o in un altro, rappresentano la figura che raggira gli altri, approfittandosi della loro buona fede o del loro bisogno. Quindi, potrei trovarmi a inveire contro i predicatori dicendo che fanno il lavaggio del cervello alle persone, potrei odiare le cartomanti in tv, potrei schifare le figure ricche accusandole di aver fatto i soldi imbrogliando gli altri, etc. etc.

Lo Specchio dell’Invidia – L’esempio della Prostituta

Avete mai sentito le donne dire “Ma guarda quella zoccola come si veste, con quella gonna cortissima, con quella scollatura oscena!”?

Quante volte le donne si sentono in diritto di mal giudicare, con commenti spesso offensivi, le donne che, per mestiere o per divertimento, si vestono in modo provocante, mettendo in mostra il loro corpo in modo sconsiderato, lasciando molto poco all’immaginazione?

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E quante volte avete sentito uomini sparlare di politici o personaggi noti, cercando di screditarli, affermando che il loro denaro fosse sporco, che il loro successo non fosse meritato, che fossero persone umanamente orribili, etc?

Un altro aspetto della legge dello specchio è quello che agisce per mezzo dell’invidia:

io vorrei inconsciamente essere quella persona che sto odiando, o comunque vorrei possedere le sue fortune.

Quindi, invidio quella persona perché riesce ad avere una cosa che io non riesco a raggiungere, perché magari mi reputo indegno o incapace di ottenerla, o magari quella cosa che invidio è contraria ai miei principi, anche se la vorrei, quindi me ne allontano per mezzo di un’accusa rivolta verso l’esterno, così non devo fare i conti con quella parte di me che si ritiene incapace di ottenere un qualcosa o di aprirsi a un’esperienza.

Quindi, quelle che odiano le donne provocanti, segretamente vorrebbero essere in grado di possedere la loro sensualità, la loro femminilità, o vorrebbero potersi concedere di osare di più nel sesso, con gli uomini, nel divertimento, ma considerano quelle pratiche sbagliate, temono di essere mal giudicate (per retaggio culturale o convinzioni personali) e quindi, volendosi impedire di accedere a quelle pratiche per timore delle conseguenze, se ne allontanano per mezzo di accuse, giudizi e odio manifesto.

Quello che invidia il politico che possiede l’attico, le donnine giovani, le case con le piscine, etc. probabilmente dirà che quel politico è una persona spregevole. E’ un po’ la storia de “La volpe e l’uva”: siccome non posso averlo, allora dico che non lo voglio, che mi fa schifo, che… non è matura.

In questo caso, ci aggiungo pure odio e fastidio, così allontano da me la sensazione di essere incapace di raggiungere le cose che desidero, oppure di essere incapace di lasciarmi andare, etc.

LA FUNZIONE DELLA RABBIA

Questi Tre Specchi fanno sempre e comunque parte del meccanismo di difesa della Proiezione, perché sono tutti modi per prendere le distanze da un determinato contenuto, ponendo l’attenzione fuori da sé per mezzo della rabbia, non vedendo il contenuto che ci riguarda.

Rabbia e odio sono sentimenti che il soggetto già possiede dentro di sé (per altre ragioni) e che usa per mantenere attiva e viva la proiezione, con lo scopo ultimo di non guardarsi dentro ed evitare di fronteggiare la colpa di essere (secondo lui) sbagliato.

L’emozione della rabbia, infatti, è spesso nota per essere uno strumento di difesa, di allontanamento, dalla tristezza e dalla depressione. La reazione estroversa di sfogo nasce talvolta con lo scopo di non mostrare cosa c’è dentro, ovvero dolore e tristezza.

Chi non è stato abituato a stare in contatto con le proprie fragilità, senza vergognarsene, molto spesso preferisce inconsciamente reagire con rabbia e chiusura, anziché con apertura e tristezza.

La maggior parte dei litigi nasce appunto per questa ragione.

 

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