Impermanenza: Conosci Te Stesso – Eckhart Tolle

«Uno dei più grandi principi della filosofia e della psicologia è:
“conosci te stesso”.

Come posso conoscere chi sono veramente? Quali trappole devo evitare? E quali strumenti dovrei invece usare?

La trappola principale da evitare è confondere il contenuto con l’essenza. L’antico detto: “conosci te stesso” si rivolge all’essenza, la tua vera identità. Il tuo nome, la nazionalità, la religione, le tue opinioni, le visioni politiche, i possessi materiali, i mi piace e non mi piace, i desideri, le paure, le ambizioni, così come la visione di te stesso, quale successo o fallimento, buono o cattivo – di fatto tutta la tua intera storia personale e i tuoi processi di pensiero – tutto questo è il contenuto.»

ANITYA

«Tutto il contenuto è soggetto alla legge dell’impermanenza (come il Buddha ha già scoperto 2600 anni fa) e se cerchi di scoprire chi sei nella dimensione del contenuto, incontrerai frustrazione ancora e ancora. O, come lo pone Buddha, soffrirai.

Soffri poiché derivi il tuo senso d’identità esclusivamente dal contenuto della tua vita. Un altro nome per contenuto è forma. Che è ciò che l’ego è: identificazione con la forma. Quando cessi d’identificarti con la forma, l’ego non è più al controllo.

Quindi, realizza prima quello che non sei (la forma) e ciò che rimane è chi sei.

Allora, potresti dire, non rimane niente, ma non è così. Quello che rimane non è la forma, ma l’essenza, che possiamo anche chiamare spazio interiore. Lo spazio da cui derivano tutte le forme e in cui tutte le forme scompaiono. Gli antichi filosofi Cinesi l’hanno chiamato Tao. E’ oltre il tempo. E’ eterno, è il primordiale io sono.»

Eckhart Tolle

 

La principale attività dell’essere umano è l’identificazione.

L’ego esiste proprio in funzione di questo e non esisterebbe senza identificazione.

Quindi? E’ sbagliato identificarsi? Dovremmo essere tutti disidentificati? Sorridere se muore qualcuno? Danzare se ci viene una malattia grave? Dovremmo pensare “Vabbè tanto siamo di passaggio, il corpo non esiste, chi se ne frega!”?

Ovviamente NO: l’identificazione, in una certa misura, è parte dell’esperienza terrena e non può essere trascesa in toto senza diventare inadatti alla vita sulla terra e alle interazioni regolari col prossimo. Inoltre l’identificazione ha una precisa funzione, ne parlo tra poco.

Quindi in cosa va bene identificarsi e in cosa è meglio non identificarsi?

«Quelli che lavorano nel campo della pubblicità sanno molto bene che, per vendere alle persone ciò di cui non hanno un reale bisogno, è necessario convincerle che quello aggiungerà qualcosa al modo in cui vedono loro stesse o sono viste dagli altri; in altre parole, aggiungerà qualcosa al loro senso del sé. […] Gran parte della vita di molte persone si consuma in un’eccessiva preoccupazione per le cose. Ecco perché uno dei mali dei nostri tempi è la proliferazione degli oggetti. Se non riuscite più a sentire la vita che c’è in voi, probabilmente cercherete di riempire la vostra quotidianità di cose.» Eckhart Tolle

Credere che la nostra vita sarà migliore se saremo in un certo modo o se possederemo determinate cose, non ci farà mai vivere felici. Quando pensiamo “sono bravo, importante, etc. perché sono così o cosà o perché possiedo questo o quello” stiamo sostanzialmente affermando che il nostro valore sia collegato ad aspetti materiali terreni (anche la Persona – personalità – maschera è un aspetto terreno destinato a scomparire a breve, così come spariranno le cose che possediamo).

Ogni tanto penso “E’ così semplice da capire. Tutti moriremo, quindi perché prendere la vita così seriamente?”

Ovviamente questo accade proprio a causa dell’identificazione che crea un Ego che pensa di dover accumulare esperienze, divertimento, successi in modo compulsivo al fine di godere il più possibile di questi pochi attimi prima di cadere nell’oblio.

Avrete sentito persone dire “Giacché so che morirò, cerco di godermi la vita il più possibile”, giustificando in tal modo ogni azione inconsulta compiuta in modo del tutto inconsapevole.

Quindi dovremmo cercare di non avere l’Ego?

No. L’esperienza terrena, e così anche una sana identificazione, è necessaria al fine di fare esperienza dell’opposto, senza il quale non è possibile alcun equilibrio.

In altre parole, senza esperienza terrena di identificazione, non è possibile essere consapevoli di una realtà disidentificata.

Quindi, OSSERVARE L’IDENTIFICAZIONE risulta essere la nostra miglior pratica evolutiva. Lo stare presenti. Il non agire in modo inconsulto ogni impulso legato alla soddisfazione dei desideri terreni, proprio scorgendone la mancanza di REALE valore.

«Come pratica spirituale vi suggerisco di investigare la vostra relazione con il mondo delle cose mediante l’auto-osservazione, in particolare di quelle cose che sono definite dalla parola “mio”. Dovete essere molto attenti e onesti nell’esaminare, per esempio, se il valore che attribuite a voi stessi è legato a ciò che possedete. Certe cose vi trasmettono un sottile senso di importanza o di superiorità? Il non possederle vi fa sentire inferiore ad altri che hanno di più? Vi capita di accennare, come per caso o per darvi importanza, a cose che possedete per aumentare la vostra immagine agli occhi di qualcuno e, grazie a questo, a voi stessi? Provate risentimento o astio e in qualche modo vi sentite impoveriti nella percezione del vostro sé quando vedete qualcuno che ha più di voi o quando perdete una cosa a cui date valore?»

 

I testi citati sono contenuti nel libro “Un nuovo mondo” di Eckhart Tolle

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