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Partner tutti uguali: perché le relazioni finiscono sempre allo stesso modo?

Le relazioni vanno a finire sempre nello stesso modo

 

“Le donne sono tutte uguali!”

“Le mie ex erano tutte pazze!”

“Sono sempre stato lasciato!”

“Non trovo mai una donna di cui innamorarmi veramente!”

 

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Qualcuna di queste frasi ti suona familiare?

Probabilmente sì. Sai come mai? Probabilmente no.

Ora te lo spiego.

Partiamo da Bowlby, del quale Wikipedia dice: “John Bowlby è stato uno psicologo, medico e psicoanalista britannico che ha elaborato la teoria dell’attaccamento, interessandosi particolarmente agli aspetti che caratterizzano il legame madre-bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi all’interno della famiglia.”

 

La Teoria dell’Attaccamento di Bowlby

No, non è una roba noiosa. Scommettiamo?

Leggi un po’:

La teoria si basa sulla relazione madre-bambino e su quanto questa relazione possa condizionare lo sviluppo sano del bambino, sia sul piano fisico che psichico.

Secondo tale teoria, se un bambino percepisce la propria madre come un punto di riferimento stabile, dalla nascita fino ai primi tre anni di vita, si sentirà sicuro nell’esplorare l’ambiente, quindi nell’affrontare la vita, senza paura.

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Questo creerebbe, sempre secondo Bowlby, un adulto sicuro di sé e disponibile ad istaurare legami affettivi senza temere di soffrire, quindi donandosi senza troppe riserve.

Un bambino cresciuto con una madre presente, sicura, equilibrata ed amorevole, sarà un adulto sicuro di sé e non avrà problemi a considerarsi degno di essere amato e rispettato.

Al contrario, un bambino cresciuto con una madre poco presente o presente nel modo sbagliato (apprensiva, oppressiva, controllante), svilupperà un attaccamento insicuro-evitante / insicuro-ambivalente / disorganizzato-disorientato, ed avrà problemi nelle relazioni umane e sentimentali.

 

La Teoria della Coazione a Ripetere di Freud

In Al di là del principio di piacere, Sigmund Freud (per il quale non servono presentazioni) scriveva: «Esistono così persone le cui relazioni umane si concludono tutte nello stesso modo: benefattori che dopo qualche tempo sono astiosamente abbandonati da tutti i loro protetti (…) e che quindi paiono destinati a vuotare l’amato calice dell’ingratitudine; uomini le cui amicizie si concludono immancabilmente con il tradimento dell’amico (…) o, ancora, persone i cui rapporti amorosi con le donne attraversano tutti le medesime fasi e terminano nello stesso modo (…)» [Freud, 1920]

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Secondo Freud, non solo in ambito relazionale, ma soprattutto in situazioni di violenza (come guerra o abusi subiti), le persone tendono a creare le premesse per ripetere, e quindi rivivere, le emozioni drammatiche vissute in passato.

Chiamò tale tendenza “Coazione a Ripetere” spiegando che si trattava di una tendenza inconscia del soggetto a mettere in atto delle situazioni di dolore che richiamassero delle situazioni vissute durante l’infanzia.

Esempio sui narcisisti (che vanno tanto di moda)

Ad esempio, un bambino crescito con una madre narcisista e poco o nulla presente, magari da costei abbadonato (fisicamente o anche solo emotivamente tramite distacco e rifiuto), diventerà un adulto che, nella relazione, creerà le circostanze per farsi abbandonare dalla sua partner. Nb: non è necessario che sia lei a lasciarlo scappandosene con un altro.

Talvolta l’uomo può vivere l’abbandono anche lasciando per primo la sua partner.

L’abbandono/rifiuto viene comunque inscenato in quanto, sebbene sia lui a lasciare la partner, in realtà si sente costretto a lasciarla, quindi soffre comunque e si sente vittima e non carnefice.

Questo comportamento, tipico del narcisista, è molto frequente: il narcisista mette in atto comportamenti distruttivi che portano la partner all’esasperazione, fin tanto che lei lo lascia.

Oppure, ancora più spesso, lui lascia lei perché lei, in reazione alle di lui manifestazioni disfunzionali, si comporta in modo aggressivo. Motivo per cui, tutte le ex dei narcisisti sono, secondo loro, pazze.

(nb: esistono anche molte narcisiste di sesso femminile; siccome io mi rivolgo principalmente agli uomini, risporto gli esempi consoni al pubblico a cui mi rivolgo, ma vale per tutti i sessi).

A cosa serve la Coazione a Ripetere?

Non ho letto tutti i libri di Freud (anche perché presenta dei modelli ormai, in molti casi, superati), ma credo che Freud non abbia specificato mai bene il motivo per cui la coazione a ripetere sia così utile e così attuale.

Non è per il banale piacere della sofferenza dato dall’abitudine ad una data situazione o per la paura che questo modello (“io non vado bene e vengo rifiutato”) crolli e faccia crollare l’universo di convinzioni del soggetto.

Il motivo per cui la coazione a ripetere ha ragione di esistere è che, in questo modo, la persona oculata può, con i suoi tempi, iniziare a prendersi la responsabilità di sé stessa, dei propri traumi e, con l’aiuto di uno specialista, scioglierli e superarli, anziché lasciarli marcire all’interno.

Un trauma irrisolto, come ormai quasi tutti sanno, condiziona dall’interno tutta la nostra vita esteriore. Quel senso profondo (spesso così profondo da non essere neanche percepito tramite la mente cosciente) di abbadono, di sfiducia, di non sapercela fare da solo, può portarti a rovinare tutte le tue relazioni (sì, anche quelle che all’apparenza sono state rovinate da quella pazza della tua ex che è scappata col tuo migliore amico!).

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Sei tu che scegli la persona con cui frequentarti, quindi la responsabilità è anche tua. Questo non significa che lei non abbia le sue responsabilità, ma sicuramente, se le donne che ti capitano sono tutte simili o finiscono per farti provare le stesse sensazioni negative, alla fine, probabilmente devi osservare anche come mai sia tu a sceglierle.

 

La mia personale Teoria dei Legami Genitoriali Fallimentari

La paura di legarsi e di instaurare una relazione duratura può essere parallelamente spiegata anche dalla Teoria dei Legami Genitoriali Fallimentari che ho personalmente tracciato, la quale afferma che, quando un bambino cresce per tanti anni con un modello relazionale fallimentare, quindi col modello genitoriale di relazione distruttiva, crescerà inconsciamente convinto che quello sia il modo in cui una relazione deve essere. Passerà gli anni ponendo l’attenzione, in modo meccanico, sulle relazioni improduttive che vedrà intorno a sé, convincendosi sempre di più che quello sia il solo epilogo possibile.

Inconsciamente svilupperà quindi, dapprima un rifiuto per l’amore, le relazioni e l’impegno, trovandosi in seguito invischiato nel meccanismo della coazione a ripetere ogni qualvolta proverà ad avere una relazione. Mancherà quindi di fiducia profonda nelle relazioni sentimentali, inizialmente e poi, al primo o secondo tentativo che, per coazione a ripetere e per l’effetto Pigmalione della profezia autoavverante, gli restituirà un feedback positivo (“avevi ragione a non  investire sulle relazioni perché, come vedi, ti fanno soffrire!”), deciderà più o meno consapevolmente di non investire più tutto sé stesso nelle relazioni.

Si vivrà quindi le relazioni con un piede sull’uscio, pronto a balzare fuori dalla storia al primo segnale di impegno o di maretta, oppure cercherà una partner passiva con la quale vivere una relazione noiosa, magari anche lunga, ma insoddisfacente.

 

Vuoi la manna dal cielo?

Mi dispiace per chi crede che qualche consiglio tramite due righe in chat con l’amico o con lo youtuber di turno, o che qualche tecnica di seduzione posticcia possa risolvere definitivamente i suoi problemi relazionali, e mi dispiace anche per quelli che si convincono di non avere nessun problema e che credono che siano solo gli altri a comportarsi in modo meschino, strano, folle ed irrispettoso.

A queste persone vorrei tanto poter dire che possono star lì ad aspettare seduti e che le cose si risolveranno da sole, che la donna giusta cadrà magicamente dal cielo, ma non è purtroppo così.

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Pseudo-disclaimer

Ricordo, infine, che queste teorie non possono spiegare con certezza e precisione le relazioni di chiunque. Sono degli spunti di riflessione che, per quanto accurati, sostenuti e dimostrati, si applicano con le dovute eccezioni.

Preciso che non sono una psicologa, sebbene i miei studi universitari prevedessero 1/3 di esami ad indirizzo psicologico (Scienze dell’Educazione), e preciso che le mie conoscenze approfondite in ambito psicologico nascono da studi e letture portate a compimento per passione personale, nonché corsi o studi indipendenti.

 

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Consulente Relazionale - Daniela Coin

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