Se sei Felice e Ritardato, resti comunque Ritardato

Tempo di Lettura: 9 Minuti

Anche se dal titolo non sembra, questo è un articolo serio, semplice, ma molto serio.

Parla di spiritualità e psicologia e crescita personale. Quindi è richiesta una piccola base di conoscenza in questi ambiti per capire quello che scriverò. Se non ce l’hai, prima di commentare in modo improprio, cerca di informarti meglio.

Se invece ce l’hai, ma comunque non capisci quello che scrivo, puoi richiedere un chiarimento.

Ad ogni modo cercherò di essere cristallina, perciò, se non comprendi, probabilmente è il caso che ti informi un po’ meglio.

LA VISIONE DI OSHO, LA VIA DEL BUDDHA E DEI MAESTRI SPIRITUALI

In “Una vertigine chiamata vita” OSHO scrive:

“La psicologia aiuta le persone ad accettare l’infelicità, il fatto che questo è tutto ciò che la vita ha da offrire, per cui non devi chiedere di più. In un certo senso è pericolosa per la crescita interiore, perché quest’ultima accade solo in presenza di un divino scontento. Solo quando sei completamente insoddisfatto della realtà così come ti si presenta puoi cominciare la ricerca; solo in quel caso ti elevi, ti sforzi di uscire dal fango.
Jung si spinse un po’ più in là nell’inconscio: si addentrò nell’inconscio collettivo. Ciò equivale a immergersi ancora di più in acque fangose: non è d’aiuto. Assagioli si è spostato all’altro estremo: notando il fallimento della psicoanalisi … ha creato la psicosintesi. Ma anch’essa ha radici nella stessa idea. Anziché l’analisi, pone l’accento sulla sintesi.

La psicologia dei Buddha non è né analisi né sintesi: è trascendenza, è andare al di là della mente.

Non si tratta di un lavoro all’interno della mente, ma di qualcosa che ti porta fuori da essa. È il significato esatto della parola «estasi»: uscire fuori.
Quando sei in grado di uscire dalla tua mente, creando una distanza tra essa e il tuo essere, hai fatto il primo passo della psicologia dei Buddha. E si verifica un miracolo: quando sei fuori dalla mente, tutti i suoi problemi scompaiono, perché la mente stessa scompare; perde la sua presa su di te.”

COSA SIGNIFICA USCIRE FUORI?

Io ci sono stata “fuori” per come lo intende Osho. Non nel senso che sono impazzita (anche!), ma nel senso che sono uscita da MATRIX, ho visto cosa c’è oltre la mente.

Oltre la mente, appunto, non c’è mente. Il pensiero c’è, ma è dolce, non ha peso, è come la pittura sulle pareti: vedi che c’è, ha uno scopo, ma è accessoria e quasi non la noti.
Oltre la mente non ci sono i poli, non c’è nessun concetto di bene e male, di bello e brutto, di utile o inutile, e sei sereno.

Quindi Osho ha ragione? Dovremmo perseguire questo stato?
Se mi chiedete se si sta bene, vi dico: sì, si sta bene.
Il tempo di permanenza in quello stato, però, è inversamente proporzionale a quanta forza ha la mente e a quanta paura hai tu a rimanere senza le illusorie sicurezze che questa di dà; inversamente proporzionale a quanto ti senti in pericolo e nudo senza i tuoi costrutti che pensi ti servano per vivere bene.

QUINDI, BUTTIAMO JUNG NEL CESSO?

Non so, ditemelo voi. Vediamolo insieme:

uscire da Matrix non è così difficile come sembra. Qualche anno, o mese se si è bravi o predisposti, di pratica esoterica, di esercizi di presenza, di immaginazione attiva, di pratiche shamaniche (o, per chi prende la scorciatoia, qualche fungo ben dosato) e.. puff, esci. La mente collassa, il pensiero torna al suo posto (ovvero torna ad essere puramente funzionale alle azioni pratiche legate alla quotidianità, tipo “mi domando se ho soldi nel portafoglio prima di andare a fare la spesa”) ed ecco che si sta bene. I problemi, per come te li proponeva la mente, improvvisamente spariscono.

MA DOVE VANNO I PENSIERI?

Eh, bella domanda, dove vanno?

Non vanno da nessuna parte, piccini loro. Stanno lì, a cuccia per un pochino. Qualcuno prova a espugnare la sottile pellicola che ti aiuta a stare fuori da Matrix: l’agente Smith ti provoca, ti cerca, ti infila le cose nell’ombelico, perché fuori da Matrix non puoi rimanerci, non puoi restarci a vita, perché sei anche carne, sei anche mente, che ti piaccia o meno.

Quindi bypassare la mente, premere MUTE sui pensieri, diventa una pratica bella, ma secondaria. Mi spiego meglio.

Se una persona ha una mente, un pensiero molto forte, è assai difficile, se non con un grande sforzo (di esercizi, come accennavo prima) riuscire a far collassare la mente. Si può fare, ma qual è la sua utilità? Pressoché nessuna. Se la mente, nel suo stato naturale, non collassa lasciando posto al sentire, al Sé, c’è un motivo, e forzare questo processo con determinati esercizi non aiuterà ad essere persone realizzate.

SE COLLASSA LA MENTE, PERO’, SONO FELICE, NO?

Sì, se un ritardato fa esercizi di presenza e lavora sull’apertura del cuore, dei chakra, del terzo occhio, e di tutto quello che vuole aprire, trascende il pensiero ed esce da Matrix, mentre rimane fuori da Matrix è felice, sì, realmente felice. Ma rimane ritardato.

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Un ritardato felice, fuori da Matrix, è comunque un ritardato, solo che non sa di esserlo.
Se uno è ritardato e non sa di esserlo, ed esce dieci minuti da Matrix per poi rientrare in Matrix e vivere fingendo di essere ancora in quello stato pur non sentendolo, ma vivendo nel ricordo (pensiero) di come stava quando era davvero felice, vive una vita FINTA!

IL DANNO DEI FINTI ILLUMINATI

Ci sono tantissime persone che sono uscite pochi minuti da Matrix e, nel ricordo di quell’evento, vivono ancora pensando a quegli istanti, di fatto non vivendosi il presente. Perché? Perché il loro presente fa abbastanza schifo in confronto al mondo privo di mente e pensiero.

Ma ci sono anche tantissime persone che non ci sono mai state fuori da Matrix, però hanno letto tantissimi libri di maestri illuminati, ovvero di quelli che uscivano da Matrix a loro piacimento e prevalentemente vivevano in quegli stati. Penso a Paramahansa Yogananda, Eckhart Tolle, Jiddu Krishnamurti, Lao Tzu/Tze, Dalai Lama, Rudolf Steiner, Sri Aurobindo, Ramana Maharshi, Mooji, Giordano Bruno, Swami Kriyananda, tanti altri e anche Osho, dai!
E insomma, questi affamati divoratori di essenze illuminate, hanno imparato a memoria i concetti del maestri e li ripetono a pappagallo, cercando di convincere gli altri che siano persone amorevoli, spensierate, positive e prive di rabbia e, nel convincere gli altri, cercano di convincere loro stesse nella speranza di stare meglio. A volte fingono di stare meglio e cercano di crederci in tutti i modi. Insomma, ne conoscerete anche voi di persone così, dai. Sono quelle che sembrano felici, ma che, se le guardate bene, lo sapete che non lo sono. Ostentano felicità e amore universale e, anziché mostrare le proprie ferite, passano le giornate ad imbavagliare le ombre e a stendere i panni della luce.

E QUINDI CHE DANNI FANNO?

Agli altri, a meno che gli altri non siano dei creduloni, nessun danno, in effetti. Ma a loro stessi, tantissimi. Danni enormi, inimmaginabili.

Loro credono che, se mostrassero le loro ombre, nessuno li amerebbe davvero. Invece la realtà è che nessuno li ama se fingono. Però, siccome ci sono tante persone finte che fingono di amare tutti, pur non amando loro stesse, queste persone si trovano ad amarsi fintamente tra di loro, e rimangono invischiate in una realtà artefatta e tossica che, però, loro credono essere fatta di amore.

Beh, a dirla tutta, per loro quello è davvero amore, perché, non essendo mai state amate (in primis dai genitori), non hanno potuto conoscere e sviluppare un amore vero e sano, quindi, avendo imparato modelli d’amore disfunzionali e credendoli però veri, continuano a circondarsi di amori falsi e disfunzionali, convinte però di star vivendo l’amore, trovandosi però poi sempre infelici, invischiate in dinamiche malsane, convincendosi che quelle situazioni malsane servano loro per evolvere (è così, ma crederlo, in realtà, produce l’effetto opposto – sì, troppo complicato, ne parleremo un’altra volta).

COME SO QUESTE COSE?

La psicologia, ragazzi. La psicologia. Checché ne dica Osho, la psicologia aiuta a VEDERE. A vedere meglio, più a fondo, a vedere il falso. E’ vero, la psicologia non mostra il vero, non è la realtà, non trascende la mente, anzi, la coltiva, la alimenta, va apparentemente nel senso opposto. E, se non si è davvero bravi e svegli, la psicologia rischia di essere una immensa culla dentro la quale giacere per vite e vite, rischia seriamente di essere una strada senza uscita nella quale perdersi dicendo a sé stessi e agli altri “Ma io sto facendo, sto progredendo, sto evolvendo”. La psicologia, spesso, offre masturbazioni mentali infinite nelle quali perdersi, nelle quali trovare giustificazioni, nelle quali stare a mollo per anni o decenni, chiedendosi come mai si sia ancora infelici. Sì, Osho non ha tutti i torti, ma non ha neanche ragione.

LA PSICOLOGIA PUO’ ESSERE USATA BENE O MALE, COME OGNI STRUMENTO

Il coltello lo possiamo usare per spalmare sul pane qualche prelibatezza e mangiarcela per rifocillarci, o lo possiamo usare per sgozzare i gattini. Stesso strumento, diverse modalità di utilizzo.

La psicologia è uno strumento di indagine e, come tale, puoi scegliere come usarlo.

Se sei ritardato no, non puoi scegliere. Vai da un terapeuta e devi pregare tutti i santi del paradiso che non sia uno che ha più problemi di te, cosa alquanto difficile visto che la maggior parte delle persone non sa fare reale indagine e usa la psicologia per perdersi nel mondo delle favole o degli incubi, pensando sia normale così. Allo stesso modo, quand’anche trovassi un terapeuta capace, se sei tanto ritardato, neanche Gesù Cristo può farci niente.

Se invece sei poco ritardato, puoi anche accorgerti di quando ti stai prendendo in giro, o di quando hai un terapeuta incapace. Lo vedi da come ti senti. Se da solo o col terapeuta vai in profondità, beh possono di certo emergere sentimenti negativi e contrastanti, a volte delle vere e proprie bombe emotive possono esploderti in mano. Dopo però, subito dopo, puoi sentirti bene, leggero, cresciuto, più consapevole, meno ossessionato. La qualità della vita si alza. Non all’istante, ma nel giro di alcuni mesi, se sei sveglio, le cose iniziano a cambiare.

Ti accorgi dei tuoi stati interiori, delle tue emozioni, di come ti senti, di come si sentono gli altri. Smetti di lamentarti, di dare la colpa all’esterno, di cercare soluzioni comode che, alla fine, ti creano più danno che beneficio. Smetti di raccontarti una marea di storielle petalose e cominci a guardare la realtà per com’è.

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“Sì, sono un dipendente affettivo e uso le persone per stare meglio, legandole attraverso delle manipolazioni, odiandole se non mi amano”. Già se arrivi fin qui hai fatto tanto.

Poi, se vai ancora un po’ più in là, ti accorgi che il problema non è quello, in realtà; il problema è che non ti stai dando ciò che pretendevi dall’esterno, e cominci a lavorare in quel senso.

And so on.

MA NON FACCIO PRIMA A FARE COME DICE OSHO, COPIANDO IL BUDDHA?

Sì, fai prima se vuoi diventare un ritardato felice. Una persona che non ha risolto i propri traumi, che non si conosce, che non si ama perché, non conoscendosi, non sa cosa amare, che finge di stare bene perché, tolti quei pochi minuti fuori da Matrix, quando torna alla realtà quotidiana, fatta di ombre e proiezioni, è comunque una persona ritardata. Come le altre? No, più delle altre.
Uno che non si imbroglia è genuinamente infelice. Se invece ti imbrogli sei falsamente felice.

Al fine evolutivo è molto meglio soffrire in modo genuino che essere felici e realizzati per finta.

E A COSA SERVE RISOLVERE I TRAUMI?

Sto seguendo la modalità delle Q&A dei ritardati, quindi, se sei poco ritardato, porta pazienza, non ti offendere, sto solo cercando di spiegare le cose a tutti perché il mio compito, qui, è spiegare in modo molto, molto semplice, cose che in pochi spiegano, perché scomode, o che vengono spiegate in modo prolisso e difficile.

La psicologia fatta bene, seriamente, ha un solo scopo: TOGLIERE LA POLVERE E AIUTARTI A VEDERE MEGLIO.
Guardare bene i tuoi traumi, se lo desideri, può aiutarti a dissolverli. Sì beh, può anche aiutarti a rimanerci impantanato a vita in un turbinio di colpe verso gli altri e verso te stesso, è vero, anche qui dipende da quanto sei ritardato.
La psicologia, se fatta bene, ti aiuta ad ascoltarti, a percepirti, a portare alla coscienza ciò che c’è nell’inconscio. Nell’inconscio ci sono tantissime parti di te che sono state sepolte lì perché credute sbagliate. Credute sbagliate dalla società, dalla famiglia, dalle convenzioni, dalle persone che ti hanno detto o fatto capire che non andavi bene. Tutto ciò che sei è stato creduto spazzatura e messo in cantina.

E c’è poco da fare. Se non riporti alla luce quei contenuti, se non li ami e non li accetti, non hai alternative, puoi solo vivere una vita fatta di finzione e desolazione.

“A parte quando esco da Matrix?” Sì, a parte quando esci da Matrix. Ma se sei un cheater, se esci da Matrix usando le scorciatoie, se forzi il sistema, sei comunque un ritardato in un mondo felice, solo che non lo sai. In quel mondo. Mentre in questo sei solo un ritardato che sa di esserlo e quindi deve fingere di essere felice per non impiccarsi.

A TE LA SCELTA!

Insomma, mi dispiace contraddire Osho, ma la psicologia ha una sua funzione sana. Inoltre ci tengo a fare una precisazione: non è solo la psicologia che può aiutarti a fare emergere i tuoi contenuti interiori. Jiddu Krishnamurti, per citarne uno tra molti, sapeva far collassare la mente senza seguire una precisa ideologia o corrente psicologica, ma comunque andando a scavare nell’inconscio e portando alla luce gli irrisolti profondi e sanando gli squilibri psichici.

Quindi non sto dicendo che solo la psicologia possa aiutarti. E non sto neanche dicendo che tutte le correnti psicologiche possano aiutarti. Anzi, la maggior parte sono create, come dice Osho, per alimentare la mente e farla ingigantire, renderla più forte. Sono delle vere e proprie palestre mentali, delle fabbriche di pensieri elaborati e inespugnabili.

QUINDI QUALE PSICOLOGIA?

Beh, non sono certo un’esperta in questa materia. Me ne interesso, ma non mi sento di poter dire che una certa corrente sopra le altre sia migliore o preferibile. Certo che, personalmente e modestamente, starei lontana dalle teorie costruttiviste, comportamentiste, cognitiviste, evoluzioniste, dalla neuropsicologia, dalla psicologia positiva, finanche dalla psicanalisi, e mi orienterei sulla psicologia analitica o sulla psicodinamica.

Per le differenze tra la psicanalisi freudiana e la psicologia analitica junghiana, vedi questo breve articolo.

OGNUNO FA CIO’ CHE SENTE

Non esiste una strada giusta. Ognuno deve fare ciò che sente.

La cosa più difficile, però, è capire la differenza tra ciò che sentiamo e ciò che invece ci vuole proteggere, ovvero quella parte di mente (Io) che preferisce che le cose non cambino, e che quindi ti dice che un qualcosa che non ti fa bene, in realtà è ciò che senti.

Più banalmente, con un esempio, potrei chiedere: come fai a sapere se la persona che hai appena lasciato è davvero la persona sbagliata, o se ti sei convinto che lo fosse perché ti stava mettendo fuori dalla confort zone?

Qualcuno potrebbe obiettare “Beh, se ci siamo lasciati, significa che era la cosa migliore per ambedue”. Ma questa interpretazione fatalista, questa apparente cieca fiducia nella giustezza universale, non potrebbe essere l’ennesima scusa che usa la mente per tenerti, ancora una volta, nel tuo ritardo mentale?

Non lo so, chiediamocelo però. Almeno chiediamocelo.

Facciamoci domande. Più domande. E guardiamo i risultati. Chiediamoci: sto bene? Sto bene davvero?
Ma davvero? Sicuro?

UNA PICCOLA CERTEZZA:

Ciò che vuoi, c’è. Ciò che non c’è, non lo vuoi.

Se ti sembra che questa frase non sia vera, allora stai guardando male, non stai vedendo dei contenuti dell’inconscio e ti stai imbrogliando.

 

 

Un pensiero su “Se sei Felice e Ritardato, resti comunque Ritardato

  1. Claudia dice:

    Ciao Daniela. Innanzitutto ti ringrazio come sempre per l’articolo e per il lavoro che fai, che anche se è destinato a soli uomini offre sempre degli spunti di riflessione importanti per chi vuole lavorare su di sé, che sono utili spesso anche alle donne. A proposito della scelta di un indirizzo psicoterapeutico, trovo che questa sia una delle cose che più confondono chi ha deciso di rivolgersi a un professionista ed è completamente all’inizio, anche perché credo che il percorso non dipenda solo dal tipo di rapporto ch si crea tra paziente e professionista o dalla volontà di lavorare del paziente, ma anche dal tipo di terapia che può più o meno adattarsi al caso. Mi trovo proprio in questo momento e sto cercando di valutare bene a chi rivolgermi, anche tenendo conto di quanto consigli. C’è un indirizzo che non hai menzionato e di cui vorrei chiederti cosa se ne pensi/se ci hai mai avuto a che fare, ed è quello Gestaltico. Potresti darmi un feedback su questo? Ti ringrazio ancora, anche per l’attenzione e ti auguro una buona serata, Claudia

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